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Lettere Politica

Aggressione a Berlusconi: in gioco l’abc della democrazia

Di Redazione15 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Berlusconi ferito

Berlusconi ferito

Caro Direttore,

che brutta storia quella dell’aggressione a Berlusconi. E’ da quando ne ho avuto notizia che la sto rigirando come un poligono tra le mie mani, e da qualsiasi lato non mi piace.

Premetto che non sono né un fan né un detrattore di Silvio Berlusconi, verso il quale ho un approccio laico come verso ogni altro leader politico. Mai iscritto a nessun partito e in difficoltà nello scegliere chi votare, da sempre rigetto la visione manichea della dialettica politica, dove il bene e il male stanno tutti da una parte o dall’altra, e si fronteggiano muro contro muro in una sorta di Armageddon. Di ogni partito e di ogni leader si distingueranno, in una disamina storico-politica, meriti e colpe, novità e zavorre, genialità e miserie. Silvio Berlusconi ovviamente non fa eccezione, anzi rimane uno dei personaggi di maggior rilievo nella storia politica italiana che si sta svolgendo in tempo reale sotto i nostri occhi.

Vediamo che cosa ritengo inquietante della vicenda di ieri. Anzitutto che un comizio, massima espressione della libertà politica sancita dal nostro ordinamento costituzionale, venga contestato e non da fuori la piazza (cosa che reputo legittima), ma da un gruppo di oppositori a 10 metri dal palco. Coprire la voce di un oratore politico (che sia Berlusconi o il candidato al più piccolo consiglio circoscrizionale non fa differenza) significa ostacolarlo nel parlare e veicolare il suo pensiero: perché? Mi ricorda il mio primo approccio politico al Liceo classico Paolo Sarpi in Bergamo, con un capetto del Collettivo studentesco che mi strappa dalle mani un volantino del Fronte della Gioventù missino che mi era stato distribuito fuori dalla scuola. In quel momento, io matricola quattordicenne ho pensato “ma perché non posso leggere quel volantino e farmene un’idea mia?”. Il pensiero poi si è interrotto quando mi è crollata in testa la vetrata, oggetto di un lancio di sampietrini da parte di coloro ai quali era stato impedito il volantinaggio.

Cosa ancora più grave e sgradevole, i contestatori del sottopalco di ieri cercavano di ostacolare un comizio in cui Berlusconi si stava rivolgendo ai suoi sostenitori, aprendo la campagna tesseramento di un partito politico, il PDL. Anche qui non è chi non veda la grande mancanza di democrazia (oltre che di fair play) del gesto. A questa stregua sarebbe lecito allora anche molestare i chioschi, gazebo o banchetti volanti dei partiti politici sulla pubblica piazza, quando raccolgono tessere o firme per petizioni e proposte di legge di iniziativa popolare. Berlusconi è stato colpito mentre parlava con i suoi sostenitori, dopo il comizio di apertura della campagna tesseramento del suo partito. Attenzione a scherzare col fuoco, qui è in gioco l’abc della democrazia.

Devo dire che trovo estremamente sgradevole e non privo di pericoli il proliferare di gruppi Facebook a sostegno dell’attentatore, simili ai tanti gruppi “Uccidiamo Tizio Caio e Sempronio”. Fenomeni del genere non vanno né sopravvalutati né tenuti in non cale, in quanto sono comunque sintomo di una perdita del senso di realtà, quasi ci si trovasse in un videogame nel quale vince chi ammazza più zombie o alieni alla conquista della Terra (ecco che ritorna il manicheismo politico e la sindrome di Armageddon). Può sempre scapparci il mattocchio che non distingue il videogame dal mondo reale e passa a vie di fatto.

La cosa che meno trovo accettabile è l’approccio “sì vabbé ma Silvio se l’è cercata”, che sta serpeggiando nella frangia più antagonista dell’opposizione, dalla dichiarazione a caldo di Di Pietro in poi. Attenzione, perché quale leader politico non trova qualcuno che vorrebbe dargli due sberle? Voi ne conoscete uno? Se dal discorso da bar “quello lì lo coperei” si passa alle lesioni reali alle persone fisiche, siamo al primo passo di un ritorno alla pratica politica della Firenze medioevale, dove Guelfi e Ghibellini e poi Bianchi e Neri si scannavano alacremente per la strada (e l’omicidio politico aveva attenuanti rispetto a quello comune).

Attenzione alla violenza politica, attenzione alla negazione dell’habeas corpus che è la base della civiltà democratica occidentale, condanniamo “a prescindere” ogni e qualsiasi violazione del sacro perimetro del corpo umano, foss’anche di colui che riteniamo il peggiore degli uomini. Se comincia a passare il messaggio che in certe situazioni (ma chi decide quali poi?) la violenza è giustificata, siamo sull’orlo della negazione della civiltà giuridica e politica occidentale.

Il problema poi non è un uomo e solo un uomo, Berlusconi ha dietro di lui un partito e un movimento popolare che va rispettato, se si crede criticato (anche aspramente) e antagonizzato, ma senza trasformare la dialettica politica in guerra civile strisciante stile “anni di piombo”. Anche perché, proprio come nel recente passato italiano, paradossalmente la strategia della tensione favorisce lo status quo e non il suo ribaltamento. Silvio Berlusconi, additato dall’opposizione radicale come mafioso e criminale, ora è un martire della democrazia che immola il suo corpo per il bene della nazione. Davvero un risultato intelligente per una certa parte dell’opposizione, che prende quasi le difese del povero mattocchio lanciatore di statuine. In realtà subire un attentato e uscirne senza conseguenze (un centimetro sopra e il bizzarro corpo contundente avrebbe colpito l’occhio) è una cosa che ogni leader politico dovrebbe quasi augurarsi, in quanto scolpisce la sua statua nel pantheon dei martiri della patria.

Ultima notazione. Sono sicuro che Berlusconi, superato lo shock e la tristezza del momento, sarà il primo a celiare, negli anni a venire, per il fatto di essere stato colpito con un souvenir del Duomo di Milano, ironia storica che saprà certo cogliere e lega col sangue il suo nome alla città delle sue orgini, da lui profondamente amata. E forse non è così brutto vivere in un Paese dotato degli anticorpi del cinismo e del disincanto, dove nessuno, nemmeno il Duce, è stato immune da barzellette e sfottò. Silvio Berlusconi, sempre avanti su tutto, ha addirittura fatto dell’auto-barzelletta la cifra della sua comunicazione, colloquiale e politica: vedrete che del tormentone Duomo/statuina/attentato non ci libereremo facilmente.

E forse questa sarà ricordata come la vicenda di un bizzarro attentato, che al di là di ogni intenzione ha portato un paradossale vantaggio alla sua vittima. Una storia italiana di statue e statuine.

Giuliano Olivati

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