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Politica

L’assessore alla Sicurezza Invernizzi: c’è una moschea pakistana a Bergamo

Di Redazione14 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'assessore comunale alla Sicurezza Cristian Invernizzi

L'assessore comunale alla Sicurezza Cristian Invernizzi

BERGAMO — Ne stavamo discutendo due giorni prima che il fattaccio di Milano accadesse. Di come il clima di tensione e odio politico creato nel paese potesse prima o poi armare la mano di un matto qualunque. Siamo stati facili profeti. Il sottoscritto per aver trattato vicende simili in passato. Il mio interlocutore, per il ruolo politico e istituzionale che ricopre. In questa intervista a tutto campo, il segretario provinciale della Lega e assessore comunale Cristian Invernizzi svela aspetti e retroscena della sicurezza nella nostra città e oltre.
Assessore, qual è il grado effettivo di sicurezza a Bergamo?
Bergamo ha una questione legata alla microcriminalità che non è ancora drammatica ma che va arginata. Se il fenomeno viene bloccato all’insorgere, o prima che diventi organico, possiamo riuscire a controllarlo. Sappiamo perfettamente che ci sono reati come lo spaccio della droga o la prostituzione che sono quasi impossibili da debellare. La legge del mercato impone che dove c’è domanda c’è offerta, e se fai pressione da una parte il fenomeno semplicemente si sposta da un’altra. Quando l’ho detto per la prima volta, i miei predecessori hanno fatto i “maestrini”. La differenza è che noi non abbiamo intenzione di cessare la nostra azione repressiva e di indietreggiare di un millimetro. Non è perché si prende atto che è un fenomeno difficilmente debellabile che allora non si deve fare nulla.
Ma la sicurezza in città negli ultimi mesi, secondo i suoi dati, è migliorata o peggiorata?
Ci sono zone nelle quali, grazie anche al rapporto con le forze dell’Ordine, è certamente migliorata. Parlo della stazione, autolinee, via Quarenghi. Il fenomeno però ora è emerso nel quartiere Malpensata. Lo teniamo sotto monitoraggio costante e l’abbiamo nel mirino.
Sono previsti interventi a breve?
Sì, certo. Ho dato mandato al comandante della polizia locale di riordinare le unità operative, anche della circoscrizione 1, per potere intervenire in modo un po’ più diretto. Abbiamo in previsione un nucleo di intervento rapido, per interventi speciali. Acquisteremo un altro “camper” di sorveglianza, che si sposti nei vari quartieri. Non credo che il vigile di quartiere debba essere visto come la figura classica e statica che gira nelle vie di uno stesso quartiere. Vedo meglio un nucleo che gira per la città. Tramite il camper, i cittadini avranno la possibilità di fare denunce e segnalazioni. Si tratta di una sorta di presidio mobile da utilizzare laddove si ritiene esistano problemi più urgenti da affrontare.

L'assessore Invernizzi alla ex Magrini

L'assessore Invernizzi alla ex Magrini

Lei ha “martellato” molto sulle aree dismesse, ricettacolo di varia delinquenza…
E continuerò a farlo anche nei prossimi mesi. La ex Magrini è stata impermeabilizzata e il fenomeno pare quasi debellato. Non è più una base logistica o un alloggio di fortuna per sbandati. La ex Franchi è stata abbattuta e bonificata. Rimane l’area degli ex Molini Moretti. Ho fatto un sopralluogo la settimana scorsa e pare non ci siano persone stanziali. Ci sono segnali che in passato sia stato utilizzato come luogo per drogarsi. Resta comunque sotto monitoraggio.
E via Rovelli?
Insieme all’assessore all’Ambiente Bandera, abbiamo stilato un piano di recupero. Da quelle parti c’è un campo nomadi abusivo. Il luogo viene utilizzato anche dai bergamaschi come discarica abusiva. E’ una cosa che non abbiamo intenzione di tollerare. La via ha una conformazione particolare. Da Borgo Palazzo raggiunge Seriate in maniera piuttosto nascosta e defilata. Abbiamo intenzione di dare una bella pulita e con l’assessore alla Mobilità Ceci di mettere dei dissuasori per evitare i fenomeni di cui ho parlato.
Questione commercio abusivo a Bergamo…
E’ un fenomeno che riguarda il centro città e i mercati. Nel mese di dicembre con la polizia locale è stato dato un indirizzo chiaro di tenere sotto stretto controllo la situazione. Abbiamo dato indicazione di tenere sgombero il centro città – via XX Settembre, Sentierone e così via – dal commercio abusivo.
Sì però passando in via XX Settembre, ogni tanto gli abusivi rispuntano…
Queste persone conoscono perfettamente gli spostamenti della polizia locale, ne conoscono gli orari. Sono molto ben organizzati.
Quindi c’è qualcuno dietro che li guida. E’ possibile riuscire a colpire questo qualcuno?
Per arrivare a quel qualcuno occorre un lungo lavoro investigativo. Noi lo stiamo facendo. Lo stanno facendo anche le forze dell’Ordine. Non per scaricare, ma il compito della polizia locale è quello di garantire la sicurezza urbana, ovvero il presidio del territorio. Sui fenomeni di racket possiamo fare qualcosa, ma non abbiamo le strutture adatte. Per esempio la polizia locale non ha accesso alla banca dati nazionali sulla sicurezza. Pertanto il lavoro investigativo è tutto in salita.
Di quante unità operative in più avreste bisogno?
Per fare un discorso globale di sicurezza integrata su tutta la città servirebbero 230-240: ne abbiamo effettivi 176. Brescia ne ha il doppio. Il problema è quello del patto di stabilità che strangola, e il bilancio è quello che è. Brescia ha più disponibilità perché ha A2A che pompa milioni di euro l’anno. Con 240 agenti si potrebbe fare un lavoro davvero capillare.
Alpini in città. Come giudica l’esperienza?
Non c’è stata grande collaborazione fra la polizia locale ed alpini. Anche perché loro non sono destinati a Bergamo città, ma devono coprire tutta la provincia. Dovendo coprire oltre al capoluogo anche Romano, Treviglio, e così via, gli alpini sono molto autonomi. Per mancanza di collaborazione non intendo mancanza di contatti che ci sono stati. Ma loro hanno una missione in accordo con la Prefettura e le forze dell’Ordine. Non sono in appoggio alla Polizia locale. Il bilancio dell’esperienza alpini in città credo sia stato più che lusighiero, con undici arresti effettuati e una ventina di denunce, in tre mesi. Questo per rispondere a chi parlava dell’arrivo degli alpini come di “propaganda”.

Il ministro degli Interni Roberto Maroni

Il ministro degli Interni Roberto Maroni

Cambiando versante, il ministro Maroni qualche settimana fa ha lanciato un allarme pressante sul terrorismo a Bergamo…
E’ un allarme che riguarda molte città, fra cui la nostra.
Ci sono allarmi specifici?
Specifici in questo momento no. C’è stato un arresto importante qualche mese fa. Quello di un algerino organico al terrorismo internazionale. E parliamo di Bergamo città. In provincia anche in passato ci sono state persone legate a fenomeni di terrorismo e arresti. E’ una risposta a coloro che vedono il terrorismo come qualcosa di lontano dalla nostra realtà o che addirittura girano la faccia dall’altra parte, e anziché parlare di terrorismo preferiscono interrogarsi sulle “cause sociali alla base dei fenomeni di massa che poi portano all’origine eccetera eccetera eccetera”.
Il terrorismo è stato uno dei temi sul tavolo del Comitato di ordine pubblico e sicurezza?
Quello che posso dire è che appare con evidenza come il circuito delle moschee attragga o addirittura faccia da volano a fenomeni di questo tipo. L’universo delle moschee è molto più variegato di quanto si pensi. A Bergamo abbiamo una moschea in via Cenisio. Ma ce ne sono altre, come quella pakistana in un cortile in via Maglio dell’Orto. Il problema, dunque, come è stato proposto in consiglio comunale nei giorni scorsi, non può essere risolto dicendo genericamente “facciamo una moschea”. L’Islam è composto da più anime: sciita, sunnita, wahabbita e così via.
Le risulta che da queste due moschee siano partiti messaggi d’estremismo?
No, non mi risulta di recente. E mi stupirebbe il contrario. Gli estremisti sono persone intelligenti che cercano di fare le cose di nascosto. Fino a qualche anno fa però un imam arrivato da noi dalla Germania predicava l’estremismo: mi risulta sia stato bloccato e allontanato dal territorio europeo. Parliamo di un imam che tutti gli anni veniva a predicare il ramadan qui a Bergamo. Per quanto riguarda la moschea di via Cenisio, fa parte dell’Ucoii. Si tratta di un circuito che, secondo autorevoli esponenti come Magdi Allam, è emanazione diretta della “Fratellanza musulmana”. Associazione che non predica certamente l’amore universale nei confronti dei fratelli cristiani o ebrei…

Una scritta inneggiante le Brigate Rosse

Una scritta inneggiante le Brigate Rosse

Le risultano invece segnali di rigurgiti del terrorismo rosso?
A Bergamo non mi risulta. Ci sono stati episodi che potrebbero far pensare a episodi di collateralismo. Negli ultimi 6 mesi in città c’è stata un forte polemica contro i militari, firmata da gruppi anarchici. Bergamo tuttavia non è un’isola felice. Siamo inseriti in una realtà, quella del Nord Italia, con tutto quel che ne consegue. Il terrorismo rosso pare aver rialzato la testa. Bisognerà vedere nei prossimi anni, anche in seguito alla crisi economica in atto, quali effetti sortirà quella sorta di “predicazione” sulla lotta di classe che non è mai cessata.
Fra poco saremo di nuovo in clima elettorale. C’è qualche timore per eventuali azioni di formazioni estreme?
Che gli animi si scaldino è pacifico. Però fino a quando non dovesse intervenire la magistratura a bloccare la propaganda di qualche partito, tutti hanno il diritto, costituzionalmente garantito, di far propaganda. Il che significa, per esempio, che se Forza Nuova dovesse mettere un gazebo per fare propaganda, nessuno glielo potrebbe impedire, tanto meno con la violenza.
C’è il rischio concreto?
Io sono lontano da tutti gli estremismi. Forza Nuova fa riferimento a un mondo che non è mio. Idem, Pacì Paciana o le forze della sinistra estrema. Resta il fatto che la violenza politica non può essere in alcun modo tollerata. Pertanto non può essere ipotizzato o ipotizzabile un assalto ai gazebo nel centro di Bergamo. Questo deve essere assolutamente chiaro a tutti.

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