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Editoriali

Atalanta, su la testa. Con questo approccio non si va da nessuna parte

Di Redazione8 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Paolo Bianco contrasta Donadel

Paolo Bianco contrasta Donadel

BERGAMO — Il momento è delicato, tremendamente delicato. Un’affermazione del genere, dopo una sconfitta meritata e indiscutibile come quella di Firenze subita dall’Atalanta può sembrare inutile e ovvia. Tutti hanno visto, tutti hanno sentito, tutti hanno letto.

Ciò che preoccupa seriamente però non sono i tre punti lasciati sul campo dei viola ma il modo in cui la squadra ha affrontato la partita. L’Atalanta non ha mai fatto paura all’avversario, non ha mai impensierito il portiere Frey, non ha creato alcun presupposto per rimontare lo svantaggio. Zero, niente.

Si sente parlare di mercato, di sosta necessaria per sistemare le cose e di un girone di ritorno da urlo che salverà la squadra. Le chiacchiere, cari lettori, stanno a zero.

Partiamo dal gruppo, l’unico attore veramente protagonista di questo campionato. Inizio disastroso, qualche prova d’orgoglio ma in generale un rendimento clamorosamente inferiore rispetto a pochi mesi fa. Tutta colpa di Del Neri che non c’è più? O di Floccari? Non scherziamo. Ci vogliono grinta e ardore, non è possibile che tutti si siano sciolti come neve al sole.

Dodici punti in quindici partite sono troppo pochi, avanti con questa media si chiude la stagione a quota trenta. Trenta. Domenica prossima arriva l’Inter e l’Atalanta di Firenze perderà. Inutile aspettarsi qualcosa di diverso. Probabilmente contro i campioni d’Italia succederebbe la stessa cosa anche con la migliore Dea della stagione, al di là dei punti però servono segnali. Forti, inequivocabili.

Nel mercato di gennaio qualcosa si dovrà fare ma è inutile sperare nei miracoli. Analizziamo i nomi che girano, ci vuole poco. Stefano Guberti è stato chiesto dal Bari, probabilmente ci andrà. Daniele Capelli dovrebbe rientrare, si proverà anche con Schelotto ma poi? Chevanton è una scommessa, Bentivoglio difficilmente si muoverà da Verona e Kamata non è Cristiano Ronaldo. L’Atalanta non è il Real Madrid che punta un giocatore, lo paga e lo acquista. Il mercato nerazzurro di gennaio raramente ha portato uomini in grado di cambiare veramente il volto della squadra ed è logico pensare che anche questa volta sarà lo stesso.

Rimangono loro quindi, i giocatori di oggi. Antonio Conte insiste sul lavoro, dice che l’Atalanta migliorerà e che la salvezza arriverà. L’approccio è sicuramente positivo, non c’è altra strada per motivare il gruppo. Qualcuno inizia a dubitare del modulo, si pensa a come aggiustare meccanismi e movimenti suggerendo questo o quell’altro giocatore al posto di uno dei titolari. Fosse una squadra di Subbuteo saremmo tutti allenatori. Io credo ancora che siano uomini, voglio pensare che le bocche cucite del post Firenze siano quelle di giocatori arrabbiati per l’andazzo che ha preso la stagione e che la voglia di venirne fuori bruci dentro di loro.

Criticare tanto per farlo adesso non serve, ci sarebbero pagine di motivazioni da scrivere ed in tanti ne sarebbero coinvolti. Bisogna tener su la testa, tirar fuori gli attributi e fare i fatti: a Bologna ed in casa con il Napoli bisogna vincere perché finire l’andata a quota 18 (Inter in casa e Palermo fuori sembrano sconfitte già scritte se non si cambia registro) è l’obiettivo minimo per continuare a crederci.

Fabio Gennari

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