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Bergamo

Tacchini: la bomba in tribunale? Opera di qualche furbastro

Di Redazione30 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I Carabinieri durante i controlli

I Carabinieri durante i controlli

CENTRO CITTA’ — I fatti sono noti. Giovedì scorso, ore 10.30, via Borfuro: uffici del Tribunale evacuati, procedure di sicurezza attivate con urgenza, legali, clienti, testimoni e giudici fatti accomodare per strada. L’allarme bomba, scattato dopo una telefonata anonima, tiene tutti col fiato sospeso per poi rientrare nel giro di un’ora e mezzo: il tempo necessario alle forze dell’ordine per le perlustrazioni e i controlli del caso.

Strategia della tensione? Rischio di rigurgiti di terrorismo, come denunciato recentemente dal Ministero dell’Interno? Macché, replica Ettore Tacchini, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo e provincia: “Tutte chiacchiere senza senso, supposizioni che non hanno ragion d’essere – esordisce -. Mi meraviglio dello stupore di qualche commentatore incauto e dotato di fervida immaginazione. Chi svolge la mia professione è abituato da anni a simili scene: arriva la chiamata e il lavoro del Tribunale s’interrompe. E’ il classico espediente escogitato da chi ha tutto l’interesse a sabotare le cause”.

Una “furbata” che secondo Tacchini fa quasi parte del gioco: “Non si tratta di un caso così infrequente – ribadisce -. Personalmente ho anche smesso di contare i precedenti: quest’anno, per dire, mi pare che la circostanza si sia già verificata un paio di volte. Magari mi sbaglio e domattina saltiamo tutti per aria, ma l’esperienza mi suggerisce il contrario: a saltare, al massimo, sono le udienze”.

Il numero uno dei principi del foro all’ombra delle Orobie, nella fattispecie, parla da testimone diretto: “Proprio nel momento in cui è giunta la telefonata che parlava di un ordigno, stavo conferendo con il Presidente del Tribunale – prosegue Tacchini -. Ho abbastanza anni di pratica forense alle spalle per non farmi spaventare da questi mezzucci, certamente di pessimo gusto ma sostanzialmente inoffensivi, adottati da chi vuole ritardare il corso dei processi per convenienza personale”.

Difficile, per un cittadino qualunque, accettare l’idea che un procurato allarme di simile portata costituisca una sorta di rituale di uso comune. Eppure, di fronte all’ipotesi di un’analogia con gli anni di piombo, suggerita forse da un clima politico e sociale fin troppo surriscaldato anche nel microcosmo locale, il rappresentante dei legali bergamaschi riesce a stroncare i cattivi pensieri con una sonora risata: “Sono tutte palle. Chi non ha vissuto in pieno gli anni Settanta e Ottanta forse non si rende conto della differenza non sottile con l’attualità: io che ho respirato quel clima, da difensore di un pentito, posso discuterne con cognizione di causa. Un sistema per guadagnare tempo, ecco di cosa si è trattato: tra un furbastro e un terrorista ce ne corre”.

Nessuna preoccupazione, dunque, dalla poltrona più alta dell’Ordine forense. Anzi, la voglia di lasciarsi l’accaduto alle spalle è palpabile: “Il responsabile della sicurezza di via Borfuro sa il fatto suo, la vigilanza è serratissima, aule e uffici sono praticamente impenetrabili – chiude Tacchini, tagliando corto -. Di che dovremmo avere paura? Gli avvocati di Bergamo sicuramente non ne hanno, né si sentono nel mirino. E così dovrebbe essere anche per gli altri cittadini”.

Simone Fornoni

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