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Editoriali

Spirito e approccio sono quelli giusti, forza Atalanta avanti così

Di Redazione30 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Conte carica i suoi dalla panchina (foto Mariani)

Antonio Conte carica i suoi dalla panchina (foto Mariani)

BERGAMO — Il cammino è ripreso, anche senza punti in saccoccia. La sfida interna contro la Roma ha restituito agli appassionati bergamaschi l’Atalanta che tutti vogliono sempre vedere. Grintosa. Aggressiva. Impegnata fino all’ultimo istante nella lotta per la salvezza. Questo aspetto, ripensando alla sciagurata prestazione in Coppa Italia, è sicuramente il più importante.

Contro i giallorossi però non sono arrivati punti. La classifica piange, a quota dodici la squadra di Conte è rimasta sola con il Livorno ed anche se i risultati delle dirette concorrenti aiutano – dal Palermo in giù nessuno ha vinto – il rammarico è grande perchè almeno un pareggio sarebbe stato giusto.

Tatticamente parlando, l’Atalanta ha giocato in maniera intelligente i suoi novanta minuti. Partenza sprint, squadra cortissima e punte che spesso venivano a difendere sulla linea dei centrocampisti. Meritato il gol di Ceravolo, dopo pochissimo sul piede di Acquafresca è stato recapitato da Guarente il pallone del 2-0 ma la bandierina alzata ha vanificato tutto. Con il passare dei minuti la sensazione di una squadra ben posizionata a difesa della porta e pronta a ripartire era diffusa in tribuna ma ancora una volta è arrivato quel calo di tensione fatale su palla inattiva.

Faccio una premessa, doverosa. A Gianpaolo Bellini la giornata storta si può anche concedere, uno come lui non si merita mai di essere messo in croce. Gli errori però si pagano caro, sull’angolo di Pizarro al 44′ non c’è marcatura a zona o uomo che tenga: se controlli un avversario di spalle questo ti frega, matematico.

L’Atalanta ha fermato Totti, non ha subito nemmeno troppo e si è ritrova sul pari all’intervallo. La voglia dei nerazzurri di ripartire nella ripresa è grande, c’è forse poca lucidità perché la foga di andare nello spazio fa perdere distanze e geometrie. La Roma raddoppia, altro episodio strano di marcatura “soffice” e l’Atalanta si trova sotto.

Tra la rete di Perrotta e l’ingresso di Doni succede poco. Tutti parlano di superiorità a centrocampo dei giallorossi ma basta guardare bene lo sviluppo del gioco per capire come siano le distanze con l’attacco il vero problema. Quando le punte, come nei primi minuti, vengono incontro si crea lo spazio per appoggiarsi sugli esterni e tutto gira meglio.

Conte evidentemente si accorge di questo e mette il capitano per Acquafresca. Risultato? Due conclusioni in rapida successione di Doni, il suo movimento di raccordo porta almeno tre o quattro azioni di rilievo con Padoin e Valdes proiettati in avanti ed i rispettivi terzini in costante appoggio. L’occasione per il pareggio arriva anche, il più romanista degli arbitri italiani – con Tagliavento i capitolini non hanno mai perso – però si inventa che Juan ferma Tiribocchi in maniera regolare. Nella stessa azione Garics prima e De Ascentis poi sfiorano la rete.

Tanto impegno e nessun risultato? Questo lasciatelo dire agli innamorati delle statistiche, tutti si preoccupano dei punti e della classifica dimenticando che oggi, l’Atalanta, non è retrocessa ma spareggerebbe con il Livorno.

Lo avevamo scritto prima di Siena, lo ribadiamo adesso: da qui a Natale servirà qualche impresa per alzare la testa in graduatoria. Contro la Roma non è arrivata ma spirito e approccio sono quelli giusti. Ci sarà da soffrire fino all’ultima giornata, Antonio Conte lo sa bene e anche sabato ha voluto avvisare i naviganti. Chi non vuole farlo, si accomodi alla porta. Per tutti gli altri solo un invito: metteteci cuore e grinta, piedi e testa li conosciamo ed è per quello che siamo fiduciosi.

Fabio Gennari

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