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Editoriali

Servono orgoglio e grinta: cari giocatori, adesso tocca a voi

Di Redazione27 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tiberio Guarente (foto Mariani)

Tiberio Guarente (foto Mariani)

BERGAMO — Sono tutti arrabbiati. Alessandro Ruggeri, quindi la società, ha deciso il ritiro. Antonio Conte nel dopo partita aveva un’espressione emblematica. La sconfitta interna contro il Lumezzane subita dall’Atalanta ha lasciato il segno, impossibile nasconderlo.

Un approccio sbagliato, una prestazione assolutamente incredibile al cospetto di una squadra arrivata a Bergamo senza un mucchio di titolari e con l’unico intento di fare bella figura.
Il centinaio di tifosi assiepati fuori dai cancelli con cui Conte ha avuto un confronto dopo la partita sono la punta di un iceberg.

Chiunque abbia a cuore i colori nerazzurri esprime con veemenza il suo sdegno per strada, nei bar, su internet. Reazione normale dopo uno schiaffo difficile da digerire, impossibile da dimenticare.

La Coppa Italia non poteva essere un obiettivo stagionale. Giocarla in quella maniera però è irrispettoso nei confronti di tutti coloro che erano allo stadio ma anche di quelli che giustamente non c’erano perché al lavoro o impegnati altrove.
Dopo la partita ero davvero tentato di scrivere le pagelle. Sarebbe stato perfino troppo facile, tutti bocciati. Vista la pochezza espressa nei novanta minuti meglio forse dare un giudizio complessivo che vale più di mille voti singoli: Atalanta incredibilmente ingiudicabile.

Questa squadra non è più scarsa del Lumezzane, semplicemente non ha ancora capito che giocando con sufficienza le partite non le vinci. Nel dopo gara è stato chiesto a Conte il perché di certi cali di tensione, la sua risposta è passata forse inosservata ma se ci pensate bene è terrificante.

“La cattiveria forse non è nel dna di questo gruppo”. Poche parole, pesantissime. I giocatori devono smentire il tecnico, subito. Senza la cattiveria, a parità di prestazioni singole, perdi. Se perdi retrocedi. Se retrocedi quest’anno è un disastro, una disfatta inenarrabile.

Il gruppo non ha scusanti, la presa di posizione del presidente con tanto di nota sul sito ufficiale e squadra in ritiro anticipato è qualcosa di anomalo. Per questo è facile capire quanto la situazione, a due giorni dalla gara contro la Roma, sia delicata.

Conte ci mette sempre una grinta incredibile, sembra che qualcuno nel gruppo non sia entusiasta dei duri metodi di lavoro imposti dal nuovo staff ma, scusate, le chiacchiere e i malumori adesso stanno a zero.

A Zingonia il giorno dopo non parla nessuno. Sinceramente sarebbe stato difficile anche porre domande ma quello che conta adesso è che il gruppo si confronti. Gli uomini veri, quelli che nello spogliatoio pesano, devono guardarsi negli occhi e mettersi in discussione. Tutti, nessuno escluso. La maglia dell’Atalanta è una cosa seria, per la gente che la ama conta tantissimo.

Domenica gli ultras ci saranno, il sostegno nei novanta minuti non mancherà. Lo faranno perché l’unica cosa che importa veramente adesso sono i punti, la classifica, la salvezza. Tutto il resto viene dopo, si può discutere. Se qualcuno vuole andare si accomodi, se altri ci tengono a venire ben vengano. C’è gente che in campo sembra la brutta copia del giocatore ammirato, altri che sbuffano e si arrabbiano mentre il gioco non scorre, la manovra latita e i gol non arrivano. Il mister non guarda il nome sulle maglie ma il lavoro in settimana: ha visto, valuterà e qualcuno potrebbe anche finire in panchina.

Bergamo chiede solo rispetto e sudore per quei colori che da sempre le scaldano il cuore e domenica, se arrivasse, esulterà per la vittoria. Da qui a Natale l’Atalanta ha delle grandi occasioni per cancellare il Lumezzane: tutti a bordo, nessuno si tiri indietro.

Fabio Gennari

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