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L’Università scende in classifica. ll rettore Paleari: dati vecchi

Di Redazione24 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La sede universitaria di via dei Caniana

La sede universitaria di via dei Caniana

BERGAMO — A luglio, i dati ministeriali dicevano che per qualità della didattica l’Università di Bergamo era al quarto posto in Italia su 56 atenei. Oggi invece il Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria, pubblica il suo rapporto annuale sulle università e piazza il nostro ateneo al 37esimo posto per didattica e addirittura al 51esimo per la ricerca.

Si tratta di dati rilevati da fonti ministeriali “corretti e affinati rispetto a Luglio”, precisa il quotidiano. Le classifiche pubblicate dal Sole 24 Ore riassumono le performance ottenute dagli atenei secondo i nove indicatori ministeriali di qualità e le graduatorie generali su didattica e ricerca, e sono state messe a punto in base alla docenza per corso; la dispersione iniziale; gli esami superati; il giudizio degli studenti; l’occupazione; la produzione scientifica; i brevetti; i docenti «promossi»; i successi europei.

Come sempre, classifiche e dati vanno presi con le pinze, perché le interpretazione vogliono dire tutto e il contrario di tutto. In una nota il rettore del nostro ateneo Stefano Paleari precisa che “i dati de Il Sole 24 Ore confermano quanto già noto da luglio di quest’anno, ovvero che i fondi distribuiti sulla base di incentivi rimodellano le classifiche dei fondi assegnati su base storica. In particolare l’Università degli Studi di Bergamo ottiene lo 0,5 per cento su base storica e riceve l’1,2 per cento dei fondi attribuiti come incentivi per la didattica e lo 0,25 per cento per la ricerca. Nell’ultimo caso i dati si riferiscono al 2001/2003 e per esempio dicono che Bergamo non ha alcun brevetto, invece ad oggi il nostro Ateneo ha 6 brevetti depositati. In ogni caso sulla base delle classifiche de Il Sole 24 Ore l’Università di Bergamo dovrebbe avere tra i 10 e 15 milioni di euro in più all’anno. Il titolo dell’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore è fuorviante dal momento che afferma che le università più grandi sono brave perché ricevono più soldi. Il titolo quindi è tutt’altro che da 110 e lode».

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