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Salute

Riuniti: scompenso cardiaco sotto controllo senza spostarsi da casa

Di Redazione19 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il professor Senni

Il cardiologo Michele Senni

Sono 18 i pazienti in carico alla Medicina Cardiovascolare dei Riuniti che dal 2007 sono stati coinvolti nel programma di medicina a distanza. Grazie a costanti contatti telefonici con il personale infermieristico e l’invio periodico dei tracciati degli elettrocardiogrammi in reparto, la loro attività cardiaca è sempre sotto controllo senza doversi spostare da casa. Si tratta dell’ennesimo successo per il primo reparto in Italia basato su una sintesi virtuosa tra Medicina e Cardiologia.

Sta proseguendo con successo il programma di telesorveglianza dei pazienti con scompenso cardiaco, avviato due anni fa dalla Regione Lombardia in diversi ospedali della regione, tra cui il reparto di Medicina Cardiovascolare dei Riuniti di Bergamo. Dall’attivazione del servizio sono stati in totale 18 i pazienti i cui parametri cardiaci sono stati monitorati 24 ore su 24 da personale medico e infermieristico dell’ospedale bergamasco senza doversi spostare dal proprio domicilio.

Attraverso contatti telefonici programmati settimanalmente, un infermiere si accerta delle condizioni cliniche del paziente, ponendo particolare attenzione a eventuali modifiche intercorse nei sintomi, nel peso corporeo e nella diuresi. Grazie a un apposito dispositivo che sfrutta il collegamento telefonico, i pazienti possono eseguire a casa un elettrocardiogramma e inviare in reparto il tracciato. Le eventuali alterazioni vengono prontamente comunicate dall’infermiere al cardiologo di riferimento, così da poter modificare la terapia oppure consigliare di recarsi tempestivamente al Pronto Soccorso.

“Siamo soddisfatti del programma perchè sta dando buoni risultati in termini clinici e di soddisfazione dei pazienti, la cui qualità della vita è migliorata notevolmente anche grazie alla maggiore sensibilità dei pazienti nei confronti della loro malattia – commenta il cardiologo Michele Senni, responsabile della Medicina Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti -. Da un lato hanno visto diminuire i ricoveri in ospedale, dall’altro però hanno la sicurezza di poter essere sempre sotto controllo. Inizialmente i pazienti potevano essere controllati in questo modo per non più di sei mesi, ma in base alle recenti disposizioni regionali a breve potremo rinnovare i progetti alla scadenza per altri sei mesi.”

Con il medesimo obiettivo del progetto di telesorveglianza, cioè monitorare i pazienti a domicilio diminuendo i ricoveri e la durata degli stessi, partirà tra poco anche una sperimentazione, in collaborazione con i Cardiologi del servizio di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione, sul controllo remoto del paziente con scompenso cardiaco e portatore di pacemaker di nuova generazione. Il controllo a distanza permetterà, grazie ai dati trasmessi via internet a un sistema informatizzato chiamato CareLink, di valutare costantemente la funzionalità cardiaca e di definire nuovi standard nella gestione di questi pazienti.

Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica e sempre più frequente, che compare quando il cuore, danneggiato, non è più in grado di svolgere la sua normale funzione di pompa e di mantenere un adeguato flusso di sangue agli organi. Oltre il 2% della popolazione mondiale soffre di scompenso cardiaco. Si stima che i malati siano 15 milioni in Europa e circa 1 milione nel nostro Paese, un quarto dei quali di età inferiore ai 65 anni. In Lombardia si contano circa 180 mila persone con scompenso, oltre 20 mila delle quali a Bergamo e provincia. Secondo recenti stime, il numero di malati tenderà a aumentare progressivamente sino a raddoppiare nel 2020. Questi numeri fanno dello scompenso cardiaco la terza causa di ricovero ospedaliero, dopo il parto naturale e la cataratta, con costi altissimi per il Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno vengono spesi per i ricoveri ospedalieri con diagnosi di scompenso oltre 500 milioni di euro, pari a circa il 3% dei costi totali del Sistema Sanitario Nazionale.

Di fronte a questa realtà già nel 2002 gli Ospedali Riuniti hanno dato vita ad una unità dedicata alla cura di questa patologia, che prima veniva gestita in parte in Medicina e in parte in Cardiologia. In realtà l’approccio migliore sta in una sintesi virtuosa tra queste due specialità.

“Ci sono voluti tre anni per passare dalla fase di ideazione a quella realizzativa, perchè le difficoltà organizzative e culturali sono state tante – prosegue Senni –. Ma grazie all’appoggio della Direzione, e in particolare di Fabio Pezzoli, e alla professionalità di Antonello Gavazzi, primario della Cardiologia, e del compianto Bruno Minetti, allora primario del reparto di Medicina, nel 2002, per la prima volta in Italia, abbiamo attivato una struttura basata sul lavoro interdisciplinare tra cardiologi e internisti. Il risultato è stata una significativa riduzione della mortalità e della durata della degenza. Le caratteristiche e i miglioramenti ottenuti con questo modello assitenziale sono stati comunicati in occasione dei congressi scientifici e pubblicati su riviste mediche di primaria importanza. In questo modo il modello di organizzazione sanitaria attuata a Bergamo ha suscitato l’interesse della comunità scientifica nazionale e internazionale, persino nella prestigiosa Mayo Clinic negli Stati Uniti dove li ho presentati.”

La Medicina Cardiovascolare, di recente trasformatasi da Unità semplice a Unità complessa, conta 20 posti letto per la degenza ordinaria, 2 posti letto di day hospital, un ambulatorio per lo scompenso cardiaco e un laboratorio di ecocardiografia. L’équipe medica è diretta da Michele Senni, nominato di recente chairman dell’area scompenso dell’Associazione Nazionale Cardiologi Ospedalieri, e si compone di tre cardiologi e di tre internisti.

“L’Unità è composta in egual numero da internisti e cardiologi supportati dalla grande professionalità del personale infermieristico e degli operatori sanitari – prosegue Senni -. I pazienti con scompenso cardiaco rappresentano quasi il 60% del totale, ma seguiamo anche persone affette da cardiopatia ischemica o con aritmie cardiache non minacciose. Il paziente non è curato solo per la specifica patologia cardiologica che ne ha determinato il ricovero, ma si tiene conto del quadro complessivo. Questo significa avere un metodo di lavoro e un’organizzazione tali da superare l’orizzonte limitato che spesso caratterizza la formazione specialistica e che è la vera sfida della medicina del futuro”.

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