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Politica

Terrorismo, Maroni: c’è una cellula delle Br anche a Bergamo

Di Redazione16 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

BERGAMO — Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha lanciato l’allarme su un gruppo che si richiama alle Brigate rosse e che nei giorni scorsi ha fatto recapitare un lungo documento alla redazione bolognese del Resto del Carlino e dell’Unità. Quattro pagine nelle quali sembra concretizzarsi il rischio paventato da tempo dai servizi: la saldatura tra gli ambienti antagonisti e il terrorismo di matrice islamica. “Questo gruppo – ha avvertito il responsabile del Viminale – propone di territorializzare le attività ed è composto da cinque cellule radicate a Milano, Torino, Lecco, Bologna e Bergamo”.

Il documento minaccia politici di tutti gli schieramenti e giornalisti, e inaugura una nuova stagione di lotta armata “non più progetto strategico, ma frutto di singole azioni finalizzate a radicalizzare lo scontro sociale”. Gli 007 lo ripetono da tempo. La lettura profonda dei segnali giunti finora portava nella stessa direzione: un pericolo concreto di nuovi episodi di violenza per mano di quanti “pescano” manovalanza nel crescente disagio sociale conseguente alla crisi economica.

A contribuire alla tensione, il tam-tam di radio carcere che imputa il suicidio della brigatista Diana Blefari Melazzi, a fine ottobre, al “regime”. Nel documento, firmato dai “Nuclei di azione territoriale Luca e Annamaria Mantini”, ci si appella ai lavoratori, alle donne vittime di violenze, ai migranti, a tutti i soggetti ritenuti “deboli” e si teorizza la collaborazione con quanti combattono per la Jihad. Esattamente lo scenario delineato dai servizi nei mesi scorsi quando furono prese molto sul serio le minacce al premier, alla Lega e ad alcuni ministri.

A questi elementi si saldano l’esclusione di alcune forze politiche dal Parlamento (circostanza alla quale il documento fa esplicito riferimento) e persino i nuovi equilibri interni al Pd “dove la stupidità dei suoi dirigenti, le leggi carogna e di stampo fascista e il regime di radio, tv e giornali hanno cancellato qualsiasi rappresentanza della sinistra”. Ci devono essere “lotta e propaganda” anche armate.

Il documento è una sorta di chiamata alle armi, un «manifesto programmatico» ora all’attenzione della Digos. Si parla della necessità di passare «all’azione diretta» e «violenta». Si individuano obiettivi: forze dell’ordine, carceri, centri per l’identificazione degli immigrati, mezzi di informazione. Spaventa il richiamo alle Br che prevale sull’impostazione anarco-insurrezionalista. Gli esperti indagano per capire se abbia fondamento l’esistenza di cinque nuclei già attivi.

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