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Editoriali Politica

Dietro la vicenda Invernizzi-Ku Klux Klan i guai della sinistra

Di Redazione13 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il fotomontaggio pubblicato su Facebook da Pietro Vertova

Il fotomontaggio pubblicato su Facebook da Pietro Vertova

Se c’è una cosa che la giunta Tentorio finora ha dimostrato di avere è lo stile. Sì perché ce ne vuole molto per non rispondere all’ultima trovata del consigliere comunale dei Verdi Pietro Vertova. L’esponente del centrosinistra ha diffuso su Facebook un fotomontaggio che ritrae il segretario provinciale della Lega e assessore comunale Cristian Invernizzi con le sembianze di un adepto del Ku Klux Klan, il movimento razzista americano.

Invernizzi, dal canto suo, ha risposto con amplob: se Vertova chiede scusa, caso chiuso. Segno che l’esperienza di assessore alla sicurezza, uno degli incarichi più difficili dell’esecutivo, dove servono determinazione ma anche nervi saldi ed equilibrio, gli ha fatto un gran bene.

Vertova ha precisato di avere esagerato. Tuttavia la provocazione non può passare inosservata. Credere che un professore di 32 anni, figlio di uno dei più noti ed equilibrati esponenti della sinistra bergamasca, sia un ingenuo è possibile ma poco verosimile. Più facile invece che la mossa sia servita per attirare su di sé e le proprie istanze l’occhio disponibile dei mezzi di comunicazione. Se questo era l’obiettivo, c’è riuscito in pieno.

Poi però, dopo i cinque minuti di notorietà, arrivano le conseguenze politiche: in termini di affidabilità, autorevolezza e credibilità. Conseguenze che ricadono sia sull’autore del gesto sia, inevitabilmente, sulla coalizione che rappresenta. E qui il timore che la vicenda possa affondare del tutto l’oltremodo combattivo esponente dei verdi e il centrosinistra che lo affianca, c’è eccome. A meno di una palese dissociazione di Bruni e compagni che, nel momento in cui scriviamo, non è ancora arrivata.

Questo ennesimo scivolone, a dire il vero, nasconde qualcosa di profondo. Il centrosinistra, diciamolo, non ha digerito granché bene la disfatta elettorale. Ora alcuni suoi esponenti cercano di risalire la china utilizzando metodi proverbiali a formazioni decisamente radicali. Questo può significare due cose. O l’opposizione non ha più argomenti e brancola nel buio aggrappandosi a tutto ciò che le passa per la mente. Oppure si tratta di una strategia politica ben precisa, che ha sostituito il ragionamento, tipico delle formazioni riformiste di centrosinistra, per fare spazio al mero populismo.

A dire il vero, questa propensione allo sberleffo, che è la forma di attacco politico più semplice a banale, mal si addice a un’opposizione che ha fra le sue file anche gente del calibro di Roberto Bruni e Elena Carnevali. Ma fa il paio con la svolta verso l’aggressività emersa più volte in consiglio comunale, anche da parte di esponenti solitamente moderati.

C’è un nervosismo eccessivo nel centrosinistra da qualche settimana a questa parte. Un nervosismo probabilmente causato dall’inefficacia della strategia messa in campo finora per contrastare l’amministrazione Tentorio. Analizziamo i cinque argomenti cardine utilizzati per attaccare gli avversari negli ultimi mesi. Omofobia, caso Impastato, crisi, Crocefisso e opere pubbliche. Di questi solo l’ultimo ha risvolti tangibili. Le altre sono perlopiù battaglie ideologiche. Non si sono registrati infatti episodi di omofobia a Bergamo. La mafia è presente ma non si combatte certo con una targa. I Crocefissi per fortuna sono ancora al loro posto e il can-can in consiglio comunale è finito con una votazione pressoché unanime (tranne che per quattro consiglieri, se non andiamo errati). Infine è stato sollevato un polverone, più che altro mediatico, sulla questione della crisi.

Crisi che, peraltro, di risvolti concreti ne avrebbe eccome. Ma che il centrosinistra ha utilizzato strumentalmente per sferrare un attacco al sindaco, ben sapendo che gli strumenti a sua disposizione, per cercare di tamponare una situazione generata oltre i confini di Bergamo, sono limitatissimi. Questioni come queste, lo sanno bene i sindacati, vanno discusse su tavoli più ampi di quelli di Palazzo Frizzoni. Pertanto l’intero dibattito anche in consiglio comunale è stato poco più che sterile. Sistemi economici, riconversioni sono arte della parola, tutt’al più teorizzazioni. Perché diciamolo onestamente: nussun imprenditore bergamasco che ieri produceva bulloni oggi si metterebbe a fare l’albergatore, a meno che non veda nel turismo un Eldorado che è ben di là da venire. E per creare quell’Eldorado non basta un sindaco, nemmeno con la bacchetta magica.

Il dubbio dunque è che il centrosinistra stia cercando di sollevare polveroni su tutto, il possibile e l’impossibile, in vista dell’approssimarsi della campagna elettorale. Ora manca solo che attacchino la giunta sul riscaldamento globale del pianeta. Tuttavia questo atteggiamento non basterà a far cambiare idea a quella parte di elettorato che considera l’aggressività per quello che è: non lo stile dei forti, ma il marchio dei perdenti.

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