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Gender & Queerdom: simposio sui linguaggi delle identità

Di Redazione11 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il logo del Centro studi sui linguaggi delle identità Zebra

Il logo del Centro studi sui linguaggi Zebra

“Gender & Queerdom. I linguaggi delle identità”. E’ questo il titolo del convegno che si terrà il 12 e 13 novembre nella sede di Piazza Rosate, aula 1. Il simposio è organizzato da Valeria Gennero e Stefano Rosso dell’Università degli Studi di Bergamo, in collaborazione con il Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità Zebra, la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Dipartimento di Scienze dei Linguaggi, della Comunicazione e degli Studi Culturali.

“In questo particolare momento, dopo decenni di intensissimi sviluppi degli studi specifici sul “gender” e sulle culture minoritarie, che hanno peraltro investito e profondamente trasformato le istituzioni e le realtà sociali preesistenti, sembra farsi strada l’esigenza di una riflessione  incrociata che si misuri con i diversi linguaggi delle diverse identità, nuove e antiche, minoritarie e maggioritarie, femminili e maschili, dominate e dominanti, subalterne ed egemoni, periferiche e centrali, nomadiche e stanziali, nelle loro configurazioni e intersezioni storiche, geografiche, antropologiche, politiche. Di questa esigenza il Centro è pienamente partecipe. Zebre, centauri, driadi, cyborg, alieni e altre strane creature ci faranno da guida” si legge nel “Programma  del Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità”.

Sono trascorsi dieci anni dal primo Seminario organizzato presso l’Università di Bergamo dal Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità Zebra. Era la primavera del 1999 e in quell’occasione i cinque studiosi del comitato scientifico nazionale originario (Mario Corona, Liana Borghi, Daniela Daniele, Donatella Izzo e Marco Pustianaz) si erano confrontati con i mutamenti che a partire dalla fine degli anni Sessanta avevano contribuito a trasformare la teoria critica statunitense.

Al centro della riflessione metodologica e storiografica si collocava la prospettiva d’indagine associata alla categoria di “gender”, arricchita dalle suggestioni poststrutturaliste del pensiero queer che, nella scia del contributo di studiosi come Michael Warner e Eve Kosofsky Sedgwick (membri del Comitato Scientifico internazionale di Zebra), aveva indirizzato l’attenzione critica su quello che Mario Corona in Incroci di genere definiva “l’intreccio teorico che lega le instabili definizioni di identità, identificazione e disidentificazione”.

Gli interventi presentati in quel primo incontro furono raccolti in “Incroci di genere. De(i)stituzioni, transitività e passaggi testuali (1999)”, primo volume della serie Le Zebre – Bergamo University Press. L’ottavo volume della medesima serie, uscito nel 2009, si intitola “Queerdom. Gender Displacements in a Transnational Context” e già a partire della scelta della lingua inglese segnala la consapevolezza della svolta transnazionale degli studi di americanistica e la volontà di confrontarsi con una nuova stagione degli studi sulle identità.

Nel convegno del 12 e 13 novembre 2009  dedicato a “Gender & Queerdom: I linguaggi delle identità 1999- 2009”  i partecipanti  sono invitati a riflettere  sulle trasformazioni che la loro pratica critica ha subito in questo decennio. Come è cambiato, se è cambiato, il ruolo della categoria di gender nei nostri studi. Che cosa è successo alla “consapevolezza postmoderna di un’identità fluttuante e volatile” evocata nella premessa al primo volume quale punto di partenza di una revisione del carattere ideologico, politico e sociale degli studi letterari. E quale è stato – se c’è stato – il senso di quell’eredità teorica per i giovani studiosi che analizzano oggi gli “incroci di genere” attraverso i frastagliati confini che uniscono identità nazionali, etniche e religiose.

Il convegno si apre alle 15 di giovedì 12 novembre con la sezione “Dopo Matthiessen: letteratura, politica e sessualità”, nella quale si avviano i discorsi partendo da un caposaldo storico degli Studi Americani negli Stati Uniti e in Italia American Renaissance, 1941). Al tempo stesso, la sezione vuole salutare, al termine della sua attività universitaria, Mario Corona, che a Matthiessen ha dedicato il suo ultimo libro (Un Rinascimento impossibile. Letteratura, politica e sessualità nell’opera di Francis Otto Matthiessen, Verona, Ombre corte 2007).

Accompagnata da quattro interlocutrici in vario modo interessate a queste tematiche, prenderà la parola Marisa Bulgheroni, figura eminente della prima americanistica italiana nonché maestra, insieme ad Agostino Lombardo, del festeggiato. Segue una tavola rotonda. La mattina successiva (13 novembre) darà la parola ad alcuni degli autori del volume Queerdom,  che, per ragioni anagrafiche o per diversi percorsi di ricerca, hanno incontrato  gender e queer theory negli ultimissimi anni. Quali sono gli odierni sviluppi, illuminati da quelle premesse? Che cosa vuol dire, oggi, parlare di genere e fare del gender uno strumento di analisi? Questi i temi che verranno discussi e che daranno vita al dibattito.

Per ulteriori informazioni: segreteria organizzativa, Stefano Asperti, E-mail: zebra@unibg.it

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