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Salute

Tumore ovaie: cure meno invasive

Di Redazione10 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cure meno invasive per il tumore ovarico

Cure meno invasive per il tumore ovarico

Parità di efficacia ma con una riduzione degli effetti collaterali: caduta capelli e alterazione della sensibilità alle dita di mani e piedi. E’ il risultato della sperimentazione di una nuova terapia per il trattamento del carcinoma ovarico.

La cura prevede l’impiego di doxorubicina liposomiale peghilata come alternativa a taxolo nella combinazione con carboplatino (terapia standard), sia nella terapia di prima linea (alla scoperta del cancro) sia nel trattamento delle recidive.

Il tumore ovarico colpisce ogni giorno in Italia 10 donne. Spesso ci si trova di fronte ad una situazione in fase già avanzata e quindi con prognosi critica. Non esistono oggi, a differenza di altri tumori, programmi di ricerca precoce su vasta scala scientificamente affidabili. Quindi il quadro clinico continua ad essere preoccupante.

La malattia non si dà segnali fino a quando la massa non abbia raggiunto dimensioni notevoli. La diagnosi si fa mediante l’esame pelvico ossia la visita ginecologica e la palpazione addominale. Nella valutazione generale sono importanti le dimensioni e la consistenza delle ovaie e l’età.  Questa forma tumorale infatti colpisce maggiormente dopo la menopausa: tra i 50 e i 69 anni, è al nono posto tra i tumori e costituisce il 2,9% di tutte le diagnosi di cancro.

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