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Bergamo

Malvestiti (Ascom): tremila negozi chiusi in 10 anni

Di Redazione9 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente dell'Ascom di Bergamo Paolo Malvestiti

Il presidente dell'Ascom di Bergamo Paolo Malvestiti

BERGAMO — “La crisi è brutta perché è lunga. I segnali di ripresa sbandierati da Confindustria e governo sono poesia, ma il commerciante ha a che fare con la realtà più prosaica del registratore di cassa vuoto. E’ ora di darsi da fare: negli ultimi dieci anni, solo in città, 1185 negozi hanno abbassato le serrande per sempre”. Paolo Malvestiti, presidente dell’Ascom di Bergamo, alle prese con l’argomento crisi non usa mezzi termini.

Consumi condizionati dalle tasche vuote, attività a rischio, fatturato ko: l’epoca della più lancinante recessione economica dal secondo dopoguerra, agli occhi dei commercianti sotto le Mura Venete, assume le sembianze dell’incubo. I dati non mentono, e parlano di affari in picchiata: “Solo il settore alimentare regge, perdendo solo il 5 per cento rispetto al 2008 – continua Malvestiti -. Abbigliamento, calzaturiero ed elettronica sono a meno 20 per cento, l’alberghiero ha ripreso fiato con le vacanze ed è assestato sugli stessi livelli, ma aveva raggiunto anche oltre il 30 per cento di perdita secca”.

Ma alla preoccupazione sul lungo periodo si accompagnano timori per l’immediato: “I saldi inizieranno il 2 gennaio, troppo a ridosso delle festività – prosegue il numero uno di Confcommercio all’ombra delle Orobie -. La gente risparmierà a Natale per spendere solo una settimana dopo: problema serio, visto che a fine dicembre quasi tutti gli esercenti ricavano un quarto del loro fatturato”.

Acquisti in drastico calo uguale chiusure: l’equazione è matematica. “Negli ultimi dieci anni in provincia tremila negozi sono saltati – rimarca Malvestiti -. Solo in città erano 5292, ora sono 4107. Non è che non se ne aprano, ma in un terzo dei casi resistono solo due anni. A livello nazionale il 2009 avrà 25 mila attività in meno: un’ecatombe”.

A Bergamo, intanto, c’è la possibilità immediata di coniugare ripresa e rivitalizzazione di una città che al calar delle tenebre sembra spesso un deserto: “Il progetto dei distretti commerciali licenziato prima della pausa estiva in Regione deve entrare nella sua fase operativa: in accordo con il Comune, i negozi si consorziano partecipando alla riqualificazione del centro e delle periferie. I temi trattati spazieranno a 360 gradi, dalla viabilità all’arredo urbano, per rendere più attraente il territorio in sé, non solo il mondo degli affari: negli ultimi mesi, 40 Comuni della bergamasca sono stati raggruppati in 10 distretti. Dopo tutto, anche nella grande distribuzione i negozi fanno lega tra di loro”.

Come il resto delle categorie e degli ordini professionali bergamaschi, anche l’Ascom alla penuria in atto non può certo opporre rimedi da fattucchiere. Ma le possibili soluzioni non mancano: “Il governo detassi le tredicesime e lasci soldi da spendere agli italiani, sarebbe ossigeno per le strutture in crisi – conclude Malvestiti con un appello accorato -. Da parte nostra dobbiamo elevare l’offerta all’utenza, curando la formazione professionale. La nostra scuola del commercio di Osio Sotto ha organizzato ben 128 corsi: ripartiamo da qui, e dall’ovvia considerazione che in tutti questi anni il settore ha riassorbito buona parte della disoccupazione dell’industria. Meritiamo forse penalizzazioni?”.

Simone Fornoni

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