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Editoriali

Passivo esagerato, l’Atalanta non deve mollare

Di Redazione8 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tiberio Guarente, contro la Juve segnali di ripresa (foto Mariani)

Tiberio Guarente, contro la Juve segnali di ripresa (foto Mariani)

BERGAMO — Nonostante i cinque schiaffi, nessuno abbassi la testa. Questa squadra, questo spirito, questa gente si salveranno. Con la Juve puoi perdere, il passivo è troppo pesante per quanto si è visto sul campo ma rende merito ad una squadra che si è dimostrata superiore all’Atalanta di oggi. Giusto dirlo, con la massima serenità.

Se Camoranesi gioca in quel modo, se Felipe Melo spedisce un missile all’incrocio dei pali e Trezeguet fa il Trezeguet non hai scampo. Soprattutto con tante assenze, senza alternative reali in panchina.

Finita la mera constatazione dei meriti altrui, proviamo a ragionare sulla prova nerazzurra.

La serata piovosa, l’avversario di prestigio e lo stadio pieno animavano in tutti gli innamorati atalantini il sogno di un’impresa. Difficile, quasi impossibile ma da inseguire con la voglie e la grinta di chi lotta per non retrocedere.

Nella prima mezz’ora di gara l’Atalanta ha fatto la sua buona partita, dopo il tiro pericoloso di Camoranesi era stato Valdes a infiammare il pubblico con un grande assist per Tiribocchi: insieme al destro di Doni, le due occasioni create dai nerazzurri certificavano una superiorità abbastanza netta costruita con le armi che oggi questa squadra può sfruttare.

Le due reti di Camoranesi poco dopo la mezz’ora ancora una volta però hanno colpito pesantemente la squadra di Conte, Peluso prima e Talamonti poi sono incappati in errori davvero banali e quando affronti certi campioni non puoi permettertelo. Il rischio, dopo la resa di Cagliari, era quello di una pesante imbarcata ma qui nasce quello spirito invocato dalla gente – eloquente il coro “Lottate fino alla fine” che si è alzato dalla Curva – che deve mettere fiducia.

La reazione alle difficoltà questa volte c’è stata. Sicuramente non parliamo del fallaccio di Doni su Diego che gli costa la squalifica per Siena, ma della voglia che i nerazzurri mettono su ogni pallone.

Il destro di Guarente in chiusura di tempo è stata la prima avvisaglia, il gol della speranza di Valdes ad inizio ripresa e quello di Ceravolo dopo la bomba di Melo dimostrano come il secondo tempo visto sette giorni fa in Sardegna sia stato solo un episodio.

Antonio Conte nel dopo gara ha rimarcato questo aspetto, davanti ad una situazione simile è molto importante perché se corri, lotti, combatti ed esci con la maglia sudata diventa più facile spiegare le sconfitte con le assenze. Nessuna attenuante, sia chiaro, ma non si può chiedere ai ragazzi che scendono in campo più di quello che possono dare. Ed è inutile cercare colpe in società, invocando il mercato di gennaio come una manna dal cielo.

Questa squadra ha bisogno di recuperare pezzi importanti, che già ci sono. Sono rotti, infortunati e tremendamente sfortunati ma ci sono. Nei quindici giorni di sosta qualcuno tornerà, Acquafresca e Ferreira Pinto dovrebbero rientrare in gruppo martedì così come De Ascentis e forse Manfredini.

A Siena mancheranno Doni e Guarente e non è una bella notizia però signori, mettiamocelo in testa: si è sofferto, si soffre e si soffrirà. Se guardiamo ai gol presi, al calendario (Siena, Roma, Fiorentina, Inter e Bologna prima di Natale), e ai soliti numeri c’è da preoccuparsi. Li abbiamo spesso invocati, ora nessuno li ha dimenticati però per uscire da questo momento ci vogliono fiducia, fortuna e qualche giocatore in più dentro allo spogliatoio e fuori dall’infermeria.

Fabio Gennari

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