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Salute

Influenza A: alcune regole per proteggere i bimbi

Di Redazione4 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Poche regole bastano per proteggersi

Poche regole bastano per proteggersi

Da oggi a Bergamo è disponibile la vaccinazione contro l’influenza A per i bambini fino ai 6 anni di età affetti da gravi malattie e per le donne in attesa di un figlio. Per ottenere il vaccino basta rivolgersi agli ambulatori Asl con un certificato del medico o del pediatra che attesti la presenza di patologia a rischio, per i bambini, o lo stato interessante, per le donne.

L’intenzione dell’Asl è di vaccinare 12mila persone in tre giorni. Nel frattempo, contro l’allarmismo che si va diffondendo, ieri il viceministro della salute Antonio Fazio ha spiegato che il virus dell’influenza A non è particolarmente pericoloso per i bimbi. “I bambini non sono a rischio” ha detto in un’intervista, sono più esposti al contagio, ma non sono più a rischio di sviluppare reazioni pericolose”. Da dicembre comincerà la vaccinazione per i bambini. Intanto il tampone nasale del bimbo di 10 anni morto ieri a Roma, eseguito al Gemelli, ha dato esito negativo al test del virus AH1N1.

Insomma, i bimbi sarebbero il veicolo di diffusione ideale per la malattia. In particolare quelli in età scolastica, dall’asilo alle medie. Ma i genitori non devono farsi prendere dal panico. Il primo da chiamare è il pediatra, poi comportarsi come con una qualsiasi influenza. Semplici regole di prevenzione: ogni giorno una spremuta di arance; cercare di non far sudare i bambini e di non far prendere loro freddo, meglio vestirli a strati; arieggiare gli ambienti; evitare ambienti troppo caldi e con aria troppo secca; se fuori fa molto freddo, respirare con il naso tenendo la bocca chiusa. Ecco alcune informazioni che potrebbero essere utili.

La nuova influenza pandemica è simile a quella stagionale
L’influenza è una comune malattia infettiva acuta, trasmessa da un gruppo di virus. E’ caratterizzata da sintomi di tipo respiratorio e dal fatto che colpisce, tipicamente nella stagione invernale, ampie fasce della popolazione sia adulta sia infantile. Normalmente non è malattia grave. Un virus nuovo, però, può infettare anche fuori stagione e causare una pandemia. L’importante è bloccare il virus nuovo quando è poco letale, perché se muta può diventare «cattivo».

Come si diffonde l’influenza
Il virus influenzale si trasmette da una persona all’altra attraverso le microscopiche goccioline di saliva che ciascuno di noi emette quando parla o tossisce. Fra bambini piccoli, un ruolo importante può avere lo scambio di ciucci, giocattoli o indumenti da poco insalivati. Quindi, il contagio avviene esclusivamente dal malato al sano: non è possibile ammalarsi per interposta persona o semplicemente per essere stati in un ambiente dove è passato qualcuno ammalato. Il freddo o i colpi d’aria non hanno un ruolo nella trasmissione del contagio: al massimo indeboliscono l’organismo. I luoghi caldo-umidi favoriscono la persistenza del virus nell’ambiente.

Quando un malato è contagioso
Il malato è contagioso già nelle 24 ore precedenti l’inizio dei sintomi e lo rimane per circa una settimana. Il periodo di incubazione, cioè il tempo che passa fra il contagio e l’inizio dei disturbi, è di 1-3 giorni. La fase acuta dura 4-5 giorni e normalmente i sintomi scompaiono nel giro di una o due settimane.

Come comportarsi quando i bambini si ammalano
Ricordate sempre che la febbre aiuta a guarire prima, va abbassata solo se è molto alta o se causa malessere. Il latte caldo con il miele è un ottimo mucolitico e sedativo della tosse. Gli antibiotici non vanno presi perché non «uccidono» i virus, servono solo nel caso di complicazioni batteriche (lo stabilisce il medico curante). Per la gola irritata e la voce rauca i rimedi della nonna (uno è respirare i vapori di camomilla e bicarbonato in acqua bollente) sono i migliori. Passata la malattia, ancora a casa per 2 -3 giorni per evitare una ricaduta.

Una mamma ammalata può continuare ad allattare al seno
Il latte materno è fatto per combattere le malattie del bambino. Ed è di estrema importanza nei primi mesi di vita, perché il sistema immunitario (le difese da batteri e virus) dei neonati non è ancora sviluppato. Quindi non smettere di allattare al seno se ci si ammala. Attenzione, però, a non tossire o starnutire sul viso del bambino. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone. Utile la mascherina per evitare di contagiare il bambino. Se si sta troppo male, estrarre il latte con un tiralatte e farlo somministrare al bambino da un’altra persona.

Anche se si ammala il neonato, continuare ad allattare al seno
E’ una delle migliori cose che una mamma può fare per il bambino ammalato. Anzi, occorre dare al piccolo molte occasioni di nutrirsi dal seno durante la malattia. I bambini necessitano di più liquidi quando sono malati, rispetto a quando stanno bene. Il liquido che assumono dal latte materno è meglio di qualsiasi cosa. Se il bambino sta troppo male per succhiare dal seno, può bere il vostro latte da un biberon, una siringa o un contagocce. E niente paura: una mamma che si vaccina o prende medicine contro l’influenza A H1N1 può allattare tranquillamente al seno.

Le fasce di età da vaccinare
Il vaccino contro la nuova influenza A sarà somministrato alla fascia di età a rischio dai 2 ai 27 anni. In particolare, i più esposti vanno dai 5 ai 14 anni. Finora non è stato segnalato nessun effetto collaterale grave associato ai vaccini contro la nuova influenza A. Gli studi clinici in corso indicano solo qualche evento avverso lieve, tipico anche dei vaccini stagionali: dolore e gonfiore a livello della zona dell’iniezione, per un giorno o due. Ma i dati disponibili sono ancora limitati, quindi al momento la possibilità di effetti indesiderati gravi non può essere esclusa.

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