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Cultura

E’ morto l’intellettuale Claude Levi-Strauss

Di Redazione4 novembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Claude Levi Strauss

Claude Levi Strauss

“Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorità o l’inferiorità di una razza rispetto all’altra”. Resterà negli annali questa citazione dello scienziato sociale Claude Levi-Strauss, morto la notte di sabato, come si è appreso solo oggi, che avrebbe compiuto 101 anni il 28 novembre.

Si tratta in assoluto uno dei più grandi intellettuali del Novecento, la cui vita è stata dedicata a far capire che cultura non è solo la produzione artistica di un popolo, ma è il complesso delle peculiarità del popolo stesso.

L’opera di Levi-Strauss e la sua antropologia culturale di matrice strutturalista (di cui è uno dei padri fondatori) sono anche per questa ragione universali, nel senso che non permettono più graduatorie tra una cultura e un’altra. I suoi studi vanno oltre l’ambito scientifico e si possono ricondurre anche a quello politico e letterario. E’ in questo senso emblematica una delle sue opere più famose, Tristi Tropici, il cui titolo è divenuto da tempo un modo di dire per intendere il senso di fine di un mondo, che in questo studio è riferito al naufragio di un’intera civiltà, quella delle tribù indie del Brasile, a metà anni ’30.

A livello letterario il saggio è stato messo alla pari con un classico francese, le Memorie d’oltretomba di Chateaubriand: un’autobiografia intellettuale in cui convivono l’esperienza del viaggiatore, la ricerca sul campo e il confronto fra società moderne e primitive, che si risolve spesso a favore di queste ultime. Oltre ad essere tra i primi studi a mettere in evidenza il distacco di Levi-Strauss dallo spiritualismo e idealismo francese, nel quale si era formato, a favore di un’indagine che si muova su basi concrete, costruite sulla comparazione delle strutture fondative delle società stesse. “I veri selvaggi” sono per lui “le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti”, come disse al ritorno dai suoi viaggi nella foresta amazzonica.

Con Levi-Strauss si amplia dalla tradizionale definizione occidentale il termine cultura. La Cultura cede il passo alle culture, alle espressioni delle peculiarità di un popolo, una tribù, un gruppo. Nato a Bruxelles il 28 novembre 1908, compie gli studi a Parigi dove completa la sua formazione laureandosi in filosofia nel 1931. Non soddisfatto dell’ambiente filosofico che lo circonda, dirige il suo interesse verso le scienze umane, in particolare l’antropologia e la sociologia. Nel 1935 si trasferisce a San Paolo per insegnare sociologia all’università. Trascorre cinque anni in Brasile e poi, dopo un breve ritorno in Francia, sua patria d’adozione, a quel tempo assediata dai nazisti, si rifugia – per sottrarsi dalle persecuzioni antiebraiche – negli Stati Uniti, dove conosce e frequenta l’elite degli intellettuali emigrati, insegnando alla Nuova Scuola per le Ricerche Sociali.

Il legame con Roman Jakobson, decisivo nella messa a punto del metodo d’indagine strutturalista, per esaminare le varie forme di aggregazione sociale, le lezioni alla Columbia University a New York e il dottorato alla Sorbona con la tesi sulle strutture elementari della parentela – un cult per l’epoca – sono solo alcune delle tappe del percorso professionale e umano di Levi-Strass. Scienziato sociale, intellettuale ma anche filosofo politico per la capacità di opporre, negli anni settanta, una lettura analitica della società a quella ideologica di stampo marxista. Avanguardista, anticipatore di nuovi modi di approccio al reale: con Pensiero Selvaggio, entra in polemica con Jean Paul Sartre, in merito alla libertà della natura umana e con Il crudo e il cotto si impegna sul concetto di mito, che sostiene nascere nel punto di passaggio dalla natura alla cultura.

Tanti i riconoscimenti. Membro dell’American Academy of Arts and Letters, Laurea ad honorem dalle Università di Oxford, Harvard, Columbia ed è stato anche onorato della Grand-croix de la Legion d’honneur. Un anno fa, al compimento dei suoi cent’anni, la Francia, dove è ritornato a vivere, gli ha dedicato una serie di iniziative il cui fulcro è stato al museo di Quai Branly, dedicato alle arti primitive, ai piedi della Torre Eiffel – di cui lo stesso Levi-Strauss è stato grande sostenitore – con un percorso completo intorno alle esplorazioni dello studioso (proiezione di fotografie e documentari e visite tematiche sulle popolazioni studiate dall’etnologo francese) e una targa dedicata all’entrata. Negli ultimi anni, pur fedele alla sua scelta di ritirarsi dall’indagine scientifica, ha continuato in modo attivo a pubblicare meditazioni sull’arte, sulla musica e sulla poesia, concedendo, talvolta, interviste in cui ha offerto, attraverso reminiscenze della propria vita, ancora diverse occasioni di riflessione.

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