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Bergamo

Delitto di Vertova: il senegalese nega tutto

Di Redazione30 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — Non sono stato io, non ero in quella casa quel giorno, non ero nemmeno a Vertova. Nega tutto Alì Ndiogou, il senegalese di 40 anni, accusato di aver ucciso a coltellate il 24 luglio 2008 l’imprenditrice Maria Grazia Pezzoli. L’unico imputato dell’omicidio di Vertova si è difeso a oltranza dalle accuse durante la deposizione di un’ora e venti che lo ha visto protagonista questa mattina in tribunale.

Le sue motivazioni però sono apparse deboli. Soprattutto nei confronti della testimonianza oculare di una vicina di casa della vittima che nelle settimane scorse aveva detto di aver visto l’uomo uscire dalla porta di casa dell’imprenditrice il giorno dell’omicidio verso le 13,30, proprio l’ora in cui Maria Grazia Pezzoli era stata uccisa, e di averlo riconosciuto successivamente durante un servizio in televisione.

Così come plausibile parrebbe il movente. Secondo l’accusa Ndiogou, ex dipendente del marito della vittima, avrebbe ucciso la donna nell’ufficio sul retro dell’abitazione, dopo il rifiuto di questa a risarcirlo con 48mila euro per un licenziamento a suo dire ingiusto. A incastrarlo oltretutto ci sarebbero le prove del Dna.

Ndiogou ha detto di non essere uscito da quella casa il 24 luglio 2008, perché quel giorno non era nemmeno a Vertova. Il senegalese sostiene che all’ora dell’omicidio si trovava all’agenzia Adecco di Albino. Ma una sua nipote ha confessato di averlo visto lì soltanto alle 15,30. Lo stesso ha fatto un’impiegata dell’agenzia che ha parlato di un’orario dopo le 17. Ovvero dalle due alle quattro ore dopo l’omicidio.

Quanto al Dna, il senegalese non ha saputo spiegare come mai sotto la finestra della casa siamo state trovate tracce di sangue con il suo codice genetico. Quanto al taglio che aveva sulla mano ha detto di esserselo fatto a casa con un vetro rotto. L’africano non ha sapute spiegare neanche come ci siano finite le tracce del suo Dna e di quello della vittima su un pezzo di Scottex trovato nella camera da letto.

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