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Editoriali

Il miracolo nerazzurro non è casuale: Conte sta facendo grandi cose

Di Redazione26 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'esultanza nerazzurra per il raddoppio di Tiribocchi (foto Mariani)

L'esultanza nerazzurra per il raddoppio di Tiribocchi (foto Mariani)

BERGAMO — Conte ha fatto il miracolo. Prima della gara di Udine, in sede di presentazione, avevamo avvisato tutti che era difficile aspettarsene. Ci sbagliavamo. L’Atalanta ha iniziato a correre, sul campo lo fa dal primo giorno in cui Ventrone ha messo piede a Zingonia ma adesso anche in classifica i nerazzurri viaggiano spediti.

L’aspetto più importante riguarda il modo in cui questi cinque risultati utili consecutivi sono arrivati. Il tecnico pugliese ha preso in mano una squadra battuta e abbattuta, tre sconfitte di fila con tanto possesso pala e solo un gol all’attivo firmato da Bellini nell’infausta trasferta di Bari.

Il suo primo messaggio fu questo. “Ho bisogno che i ragazzi mi diano tutto quello che hanno, adesso io non posso ricambiare con quello che ho ma il tempo ci permetterà di migliorare questo scambio”. Prima di Atalanta – Catania sembravano parole di circostanza, il campo confermò con uno scialbo 0-0 come nel gruppo ci fossero buona volontà e paura. Oggi, cinque partite dopo, la squadra nerazzurra è trasformata. Ribaltata. Incredibilmente efficace nonostante le assenze.

Ho l’abitudine di rivedere la gara prima di farne un’analisi, le emozioni e la successione degli eventi sono difficilmente valutabili in diretta. Quella con il Parma è stata una partita bellissima, sicuramente non spettacolare ma piena di dettagli davvero speciali.

Conte si aspettava un squadra bloccata e tante difficoltà. Nel primo tempo in effetti è andata così: poche occasioni da gol e trionfo dell’organizzazione. Pellegrino e Peluso, mica Nesta e Cannavaro, hanno contenuto senza difficoltà gli avanti gialloblù e nel complesso gli avversari hanno davvero creato poco o nulla. Dzemaili, Galloppa e Morrone non sono sprovveduti, la superiorità numerica nella zona nevralgica sulla carta era evidente ma De Ascentis e Guarente sono stati bravi a non perdere la bussola ed il jolly Padoin ha costantemente dato una mano. La prova? Minuto 27′, Simone il friulano recupera palla e Diego il tatuato pesca Tiribocchi con un lancio alla Pirlo che per poco insacca.

Le zone migliore per colpire erano le fasce laterali, Garics-Padoin e Bellini-Valdes nel primo tempo non hanno fatto sfracelli in avanti però la costante ricerca della manovra proprio in quella zona è da applausi. Tiribocchi e Doni spesso venivano ad appoggiare, il “Pajarito” un paio di volte ha cercato la grande apertura di prima intenzione: misura e forza sono da rivedere ma l’impronta c’è.

Il rigore in chiusura di tempo non era netto, semplicemente sacrosanto. Tiribocchi spinge? Vero, ma Panucci deve spiegare come mai salta di testa con le mani protese verso il cielo. Valdes trasforma, strano non calci Doni, e la squadra torna negli spogliatoi come meglio non si potrebbe.

Dopo un quarto d’ora di riposo, ecco un’altra Atalanta. Più propositiva, più rapida nella manovra avanzata. Passano pochi minuti e Tiribocchi conquista definitivamente la coccarda di beniamino del pubblico bergamasco: corre, sgomita, lotta e segna. Serve altro per spiegarne i motivi?

Sul 2-0 il Parma cerca di riacciuffare la partita e qui salgono in cattedra Consigli e Valdes. Il portiere nerazzurro compie il miracolo su Antonelli nella prima occasione vera creata dagli emiliani, il cileno segue alla lettera le indicazioni di Conte ed ogni ripartenza diventa un pericolo. Tiene palla, conquista punizioni e quando ce n’è la possibilità accelera e crea superiorità: la prima volta serve Tiribocchi in occasione del mancato 3-0, nella seconda cerca il jolly come a Udine conquistando l’angolo da cui nasce il gol di Peluso e infine sparacchia sul fondo la palla del 4-1 con il “Tir” libero al centro.

Sentire la voce della curva che canta “sotto città Alta torneremo ad aspettar l’Atalanta in serie A” pensando agli incubi delle prime tre sconfitte conferma che ci siamo, siamo tornati. Unico neo? L’infortunio a Diego De Ascentis, ennesimo episodio sfortunato. Se serve, a Caravaggio c’è un bellissimo santuario con il Sacro Fonte benedetto ai tempi dalla Madonna. Per tutto il resto nessuna paura, abbiamo Antonio Conte.

Fabio Gennari

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