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Economia

Posto fisso: Berlusconi sta con Tremonti, industriali sul piede di guerra

Di Redazione21 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

Come ha ribadito lui stesso, ha detto un’ovvietà. O, se la si vuol vedere in altro modo, una verità sacrosanta: il posto fisso è indispensabile per costruirsi una vita. Chiedere a milioni di precari per conferma. Eppure la realpolitik di Giulio Tremonti non è piaciuta al mondo imprenditoriale che ha levato gli scudi, contro il “ritorno al passato”: quello dove le famiglie erano famiglie e potevi accedere a un mutuo in banca per comprarti una casa anche se non eri il presidente della Fiat.

Ci ha pensato Berlusconi, poi, a giocare sui nervi degli industriali. “Completa sintonia con Giulio Tremonti” ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi entrando nel dibattito sul valore del posto fisso. A stretto giro la risposta della leader degli industriali, Emma Marcegaglia: “La cultura del posto fisso è un ritorno al passato, non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi”. Perché la cultura del precariato li ha risolti, verrebbe da commentare. Mentre il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, sfida il governo a passare dalle parole ai fatti aprendo un tavolo di confronto.

Insomma, la strategia del premier pare quella di martellare i cosiddetti “poteri forti”, che tanto lo hanno attaccato in questo periodo, e che pescano anche nel mondo industriale. Per Silvio Berlusconi “la polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti è l’ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione – ha detto il presidente del Consiglio – è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un valore le cosiddette partite Iva”. Il governo “é a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell’interesse dell’Italià” e, dice ancora Berlusconi, “lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di solidarietà”.

Emma Marcegaglia ha spiegato la posizione degli industriali sottolineando che “ovviamente nessuno è a favore della precarietà e dell’insicurezza, in un momento particolare come questo. Però – aggiunge – noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro, che peraltro non si fa per legge”. La cultura del posto fisso ha portato più disoccupazione, più sommerso, più assenteismo e fannulloni nella pubblica amministrazione, sostiene Marcegaglia, che ritiene invece necessaria una “flessibilità regolata e tutelata, come quella fatta con Treu e Biagi, che ha creato tre milioni di posti di lavoro”.

Lo stesso Tremonti è tornato sul tema: “Ho detto una cosa scontata. Come dire, preferisco stare al caldo che al freddo”, commenta dal Lussemburgo. I commenti del ministro della Pubblica amministrazione? “Brunetta non c’entra nulla. Dire di preferire il posto fisso non è una difesa dei fannulloni”, risponde Tremonti, che poi ribadisce: “Non mi sembra di aver detto una cosa fantomatica. E a suo tempo ho apprezzato il pacchetto Treu che per me è stato giustissimo, perché ha introdotto stabilità nel lavoro precario”. Se così stanno le cose, sottolinea quindi Epifani, il governo affronti questi temi “senza perdere altro tempo”. “Il tema della precarietà – sottolinea – è di grande rilievo e pone gravi problemi nel settore pubblico e in quello privato”. E d’altro canto, afferma il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il sistema produttivo italiano “deve poter contare su lavoratori stabili, soddisfatti e ben retribuiti”.

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