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Prima periferia

Frode: la Finanza arresta Grossi, il “re delle bonifiche”

Di Redazione21 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Guardia di finanza in azione

La Guardia di finanza in azione

DALMINE — Giuseppe Grossi, l’amministratore delegato della Green Holding, società che controlla l’inceneritore Rea di Dalmine, è stato arrestato insieme a altro 4 persone nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulla bonifica dell’area ex industriale Montecity-Santa Giulia, nella zona sud del capoluogo lombardo.

Tra gli arrestati nell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Milano figurano – oltre all’imprenditore che è anche a capo della Sadi (impresa di bonifiche ambientali per aree ex industriali) accusato di appropriazione indebita e frode fiscale -, c’è anche Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie del parlamentare del Pdl, Giancarlo Abelli. La Gariboldi è accusata di riciclaggio. Gli altri tre arrestati sono collaboratori di Grossi.

Nel febbraio scorso erano stati arrestati, nell’ambito della stessa inchiesta, l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex appartenenti alla Guardia di Finanza, Giuseppe Anastasi e Paolo Paqualetti, accusati di aver creato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell’area.

Grossi e i suoi collaboratori, tra cui Cesarina Ferruzzi, anche ex componente del consiglio di amministrazione della Savi, sono stati accusati di associazione per delinquere, emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti, appropriazione indebita e riciclaggio. Secondo l’inchiesta coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, i fondi neri creati all’estero ammonterebbero a circa 22 milioni di euro.

Secondo la ricostruzione, Grossi e i suoi collaboratori, grazie a fatture false, si sarebbero appropriati di disponibilità finanziarie delle sue società all’estero per fini personali. Invece Rosanna Gariboldi si sarebbe occupata di riciclare il denaro mediante flussi finanziari estero su estero. La Gariboldi è accusata solo di concorso in riciclaggio, e la somma complessiva che avrebbe fatto transitare tra il 2001 e il 2008, sul conto corrente a lei intestato in una banca di Montecarlo, ammonterebbe a circa 3,5 milioni di euro. La Gariboldi aveva dichiarato che le somme non erano altro che la restituzione di un prestito fatto a Grossi, «un amico».

Nell’inchiesta risulta indagato per appropriazione indebita anche Luigi Zunino, già sotto indagine con l’ipotesi di reato di bancarotta nel caso Risanamento, società di cui è fondatore.

Oltre alle 5 ordinanze di custodia cautelare sono stati fermati anche due milanesi di 41 e 55 anni, amministratori di fatto di una società costituita a Londra sui conti della quale gli investigatori ritengono arrivassero i «proventi delle false fatturazioni» del gruppo industriale che aveva ottenuto l’appalto per la bonifica dell’area Santa Giulia. Gli interrogatori degli arrestati cominceranno giovedì. Saranno coordinati a San Vittore dal gip Fabrizio D’Arcangelo alla presenza dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta.

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