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Bergamo

Delitto di Vertova: testimone riconosce il presunto assassino

Di Redazione16 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il Tribunale di Piazza Dante

Il Tribunale di Piazza Dante

BERGAMO — Continua, e talvolta riserva anche delle sorprese, il processo per il delitto di Vertova. Alla sbarra come unico imputato c’è il 40enne senegalese Alì Ndiogou, accusato dell’omicidio di Maria Grazia Pezzoli, l’imprenditrice originaria di Nembro ammazzata a coltellate il 24 luglio 2008. Durante l’udienza di stamattina, che ha visto la testimonianza di Mariella Civino, una vicina di casa della vittima, è emerso che la testimone ha visto il senegalese uscire dalla porta della casa della vittima il giorno dell’omicidio, proprio nell’ora in cui la Pezzoli è stata uccisa.

La Civino ha riconosciuto quell’uomo in Ndiogou, ex dipendente del marito della vittima. E’ un punto importante a vantaggio dell’accusa, che sostiene, anche grazie a riscontri del Dna trovato sul posto, che l’extracomunitario avrebbe ucciso la Pezzoli nell’ufficio dell’abitazione, dove era andato a reclamare 48mila euro per  un licenziamento ritenuto ingiusto.

La testimone ha raccontato di essere rientrata a casa in macchina verso le 13,30 del 24 luglio, proprio mentre Alì Ndiogou lasciava la casa dell’imprenditrice. E di aver riconosciuto l’extracomunitario da un servizio visto in televisione successivamente.

La donna ha anche riferito che in un primo tempo le indagini si erano concentrate su Moctar Diop, un altro extracomunitario, perché la Pezzoli le aveva riferito in via confidenziale di essere stata minacciata da questi. Circostanza che poi la Civino ha raccontato ai Carabinieri.

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