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Lettere

Acqua: attenzione alle analisi “fai da te”

Di Redazione15 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Attenzione alle analisi fai da te

Attenzione alle analisi fai da te

Spett.le Redazione,

dopo aver letto con molto interesse la vostra Cover Story sul Corriere della Sera Magazine del 15 ottobre, mi corre l’obbligo  di fare alcune osservazioni sul “Kit per l’analisi chimico fisica dell’acqua domestica” brevettato dall’Università di Milano Bicocca e sui dati di qualità pubblicati.

Pur non mettendo in dubbio la buona fede, non sono chiari degli aspetti rilevanti,  come le modalità di prelievo.   Alcune cifre appaiono completamente “sballate” (ad esempio quelle riportate per Bergamo, Firenze, Reggio Emilia, Napoli solo per citarne alcune).

Sembrerebbe quasi che dalle fontane cittadine sgorghi acqua di mare.

Si tratta in ogni caso di numeri da contestare. Per alcuni parametri si tratta di situazioni mai rilevate dalle molteplici e incrociate analisi eseguite giornalmente in laboratorio da aziende idriche e dagli organi di controllo (Asl, Arpa,..).

Il monitoraggio eseguito ogni giorno, in più tratti dell’acquedotto, riguarda moltissimi parametri, fissati dalla legge nazionale e dalle leggi comunitarie.

I parametri analizzati dal “kit”, invece,  sono solo una parte di quelli necessari e neanche la più rilevante (mancano ad esempio i parametri microbiologici).

Pur non escludendo in alcuni casi che la misurazione “fai da te” possa essere di qualche utilità, questa tuttavia non deve trarre in inganno e non può in alcun modo sostituire il lavoro di migliaia di chimici, biologi ed esperti che controllano le reti.

Oltretutto  – come ha scritto correttamente la giornalista Federica Cavadini  – si scopre che spesso che il problema non è nell’acqua fornita ma è nelle tubazioni di casa o nel filtro montato per “migliorare” l’acqua di rubinetto.

Si prende tuttavia atto, positivamente, dell’interesse sulle tematiche della qualità della risorsa idrica presso le nuove generazioni, cosa che ha spinto gli studenti dell’Università Milano Bicocca a prodursi in un brevetto.

Ing. Renato Drusiani
direttore area idrico-ambientale di Federutility

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