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Politica

Quoziente familiare, Pezzotta (Udc) rilancia: detassazione per i figli a carico

Di Redazione12 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Savino Pezzotta durante la conferenza stampa con i vertici dell'Udc di Bergamo

Savino Pezzotta durante la conferenza stampa con i vertici dell'Udc di Bergamo

BERGAMO — “Siamo l’ultimo paese al mondo per natalità, perché i figli costano troppo, non ci sono politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, non ci sono servizi di sostegno alle famiglie”. Savino Pezzotta, parlamentare bergamasco dell’Udc-Rosa bianca non ha dubbi. La vera emergenza che sta attraversando l’Italia si chiama famiglia. Lo ha detto chiaramente a margine di una conferenza stampa organizzata per lanciare la raccolta di firme a favore della detassazione delle famiglie e di nuove politiche di sostegno.

Pezzotta, dopo il family day scendete in piazza, stavolta per raccogliere firme…
L’idea di fondo è quella di mobilitare le persone per avere un fisco più giusto e più equo nei confronti della famiglia, cosa che in questo momento non è. Per questo, oltre a portare avanti la nostra battaglia in parlamento, chiediamo che tutti i cittadini, di qualunque schieramento non importa, che condividono questa necessità, ci diano una mano firmando la nostra proposta.

Riproponete il quoziente familiare?
Lo riproponiamo perché, nonostante sia anche nel programma del centrodestra, il governo pare se ne sia dimenticato. E’ sparito dalla lista delle priorità. Ben vengano le iniziative una tantum, ma secondo noi quello che serve veramente è un investimento strutturato e articolato, una politica seria sulla famiglia.

In cosa consiste di preciso il quoziente familiare?
Proponiamo un quoziente familiare che tenga conto dei figli a carico. Si tratta di un sistema fiscale che sostitutisca le attuali detrazioni Irpef dalle tasse con una deduzione dal reddito, dello stesso importo per tutti i nuclei familiari, a prescindere dal reddito. In particolare 2000 euro per un figlio a carico, 3000 per due, 4000 per tre, 5000 per quattro.

Ma quanto costa per lo Stato?
Le risorse si trovano attraverso un meccanismo di rimodulazione del sistema pensionistico e di quello del welfare.

Insomma, proponete un occhio di riguardo – fiscale s’intende – per le famiglie?
Siamo per un abbassamento della pressione fiscale. Perché va bene pagare le tasse, ma quando le tasse sono giuste. E con la famiglia finora sono state totalmente ingiuste. Sono un carico economico insopportabile che finisce per scoraggiare gli italiani dal fare figli. Insomma, noi non siamo familisti come dice scioccamente qualcuno, ma per il ruolo sociale della famiglia.

Quindi, in sostanza, chiedete una detassazione delle famiglie?
Secondo noi i soldi spesi per i figli non vanno tassati. Tutti parlano di detassazione delle imprese per far ripartire l’economia. Eppure nessuno dice una cosa fondamentale: che sono le famiglie il vero perno dell’economia italiana. Guardi in questa crisi: l’unico rifugio che rimane alle persone licenziate é la famiglia. Sono le famiglie che si fanno carico delle situazioni difficili, per continuare ad andare avanti. Diciamolo pure: è la famiglia il vero ammortizzatore sociale del nostro paese. Ed è questo uno dei motivi per cui finora il nostro paese ha resistito meglio di altri all’impatto della crisi.

La crisi sta davvero sferzando le famiglie bergamasche…
I prossimi mesi saranno estremamente duri per la Bergamasca. La crisi vera si misura sul piano occupazionale. E noi abbiamo un utilizzo della cassa integrazione straordinaria a livelli stratosferici. Cosa accadrà dopo? Per esperienza di sindacalista, le posso dire che all’uscita dalla crisi le aziende si alleggeriscono, ridimensionano, ristrutturano, con ricadute spesso drammatiche per l’occupazione.

E per uscirne cosa serve?
Un abbassamento della pressione fiscale in base al numero di figli. Questo consentirebbe a molte famiglie di avere più soldi a disposizione da reimmettere nel circuito economico. Sì perché non dimentichiamo che sono le famiglie il vero centro della società italiana. I soldi che servono per far girare l’economia vengono dalle famiglie. Sono soldi che, se si hanno a disposizione, la famiglia reinveste nei figli, nella loro istruzione, nella loro cultura, nel sistema scolastico, nella cultura, con corsi, studi aggiuntivi e così via. Si liberano risorse che servono a far ripartire l’economia. O si fa ora o mai più.

Quanto costa oggi, secondo i vostri calcoli, avere un figlio a carico?
Oggi una coppia che mette al mondo un figlio diventa più povera e deve abbassare il suo tenore di vita. Un figlio costa certamente non meno di 5000 euro l’anno. Settemila secondo altri calcoli. I soldi per i figli, secondo noi, non vanno tassati.

E’ possibile fare qualcosa a livello locale?
A livello locale servono politiche sui trasporti e agevolazioni sui livelli tariffari, in base all’entità del nucleo familiare. Un esempio concreto per tutti: se la famiglia è composta da 2 persone, si faranno presumibilmente due docce al giorno. Al contrario se la famiglia è più numerosa i costi per l’acqua aumentano a dismisura. Servirebbe, per esempio, un meccanismo che consenta delle agevolazioni sulle imposte per questi consumi. Ma ripeto: non servono iniziative una tantum, ma un piano articolato e serio, che rimetta la famiglia al centro della programmazione politica e sociale di questo paese.

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