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A Udine nessuno si aspetti miracoli, l’Atalanta è ancora un cantiere

Di Redazione12 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tiribocchi e Doni, a Udine toccherà di nuovo a loro?

Tiribocchi e Doni, a Udine toccherà di nuovo a loro?

BERGAMO — Antonio Conte ed il “sergente” Ventrone sono dei grandi lavoratori. Lo stanno imparando i ragazzi, lo iniziano a capire anche giornalisti e tifosi. Ora che siamo nel mezzo della tanto invocata sosta però, è bene chiarire un concetto. Forse semplice, sicuramente importante.

Nessuno dalle parti di Zingonia ha la bacchetta magica. Il tempo è galantuomo, Conte abusa di questa espressione. Ce ne vuole tanto per migliorare, se sei molto indietro puoi correre forte ma la distanza comunque è da coprire.

I giocatori sono uomini, non robot. Non hanno porte usb o slot per aggiungere memoria. Per aumentare le prestazioni ci vogliono la tenacia e la pazienza del contadino. L’Atalanta è come un terreno fertile, la natura è ottima ma il raccolto dipende da come viene curato, da quanto viene lavorato ed anche da un pizzico di fortuna.

Sul campo dell’Udinese nel prossimo turno di campionato, qualcosa in più sicuramente vedremo. Il lavoro durante gli allenamenti non manca ed anche i dettagli vengono scrupolosamente curati. Un esempio? La partenza per il Friuli.

L’Atalanta normalmente si allena al sabato mattina sui campi nostrani, conferenza stampa e poi via in giro per l’Italia. A volte in aereo, altre in pulmann. Come questa volta. Antonio Conte ha deciso di anticipare il viaggio, forse per evitare ai suoi ragazzi di passare tutto il pomeriggio che precede la gara in autostrada o forse per svolgere la rifinitura direttamente sul posto.

A molti possono sembrare dettagli, per uno come il tecnico pugliese che tiene tantissimo ad alimentazione e riposo questi aspetti sono decisivi, concorrono in quello che tutti chiamano approccio alla partita.

Contro Di Natale e compagni domenica servirà una grande prova, soprattutto pensando alle oggettive difficoltà di formazione. Oggi, Tiberio Guarente è l’unico centrocampista centrale di ruolo a disposizione. Ci sono Padoin e Caserta, il cavallo di ritorno De Ascentis e quindi non mancano uomini per giocarsela.

Però senza Barreto infortunato chissà ancora per quanto e Radovanovic squalificato la coperta rischia di diventare corta. Dovrebbe rientrare Talamonti, Ferreira Pinto probabilmente ancora no. C’è il solito dubbio Acquafresca-Tiribocchi-Doni in avanti. Ci sono Ceravolo e Madonna che ambiscono ad una maglia.

Calma e gesso. Nei prossimi giorni forse si capirà qualcosa in più e se anche nessuno di noi dovesse avere le idee ben chiare non è la fine del mondo. L’importante è che le abbiano Conte e la sua truppa. C’è uno zero da cancellare e non è certo quello alla voce sconfitte.

Fabio Gennari

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