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Bergamo

Carrara: la crisi colpisce duro anche i commercialisti

Di Redazione8 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente dell'Ordine dei commericialisti di Bergamo Alberto Carrara

Il presidente dell'Ordine dei commericialisti di Bergamo Alberto Carrara

BERGAMO — “L’attuale fase di recessione ha mutato il quadro generale di riferimento: ogni azienda che chiude è un cliente perso. La tensione generata dall’andamento economico in fase discendente si avverte anche tra i professionisti, eccome. E noi non facciamo eccezione”. Parola di Alberto Carrara, presidente dell’Ordine dei Commercialisti della provincia di Bergamo.

Dopo gli avvocati, dunque, tocca ad un’altra importante branca dell’universo delle libere professioni tracciare il bilancio di fronte allo spauracchio della crisi. Immancabilmente in rosso, anche per chi di solito i conti è abituato a farli in tasca agli altri: “Non avendo un osservatorio non disponiamo di dati precisi, ma il fenomeno è palese – spiega Carrara -. Ovviamente c’è sproporzione tra domanda e offerta, con operatori del settore sempre più numerosi a fronte di interi comparti economici in difficoltà. Nel 1980 in città e provincia eravamo 200, dieci anni più tardi il doppio: ora, dopo l’unificazione dell’Albo con i ragionieri commercialisti dal gennaio 2008, siamo più di 1500. Quasi come i legali, insomma (1700, ndr), e ogni anno ce ne sono 50 in più”.

Insomma, il bacino d’utenza si restringe, ma è cresciuto fuori misura il numero di professionisti che vogliono averne accesso. Ma se i principi del foro reclamano una stretta sull’accesso al loro ordine (vedi la bozza di riforma giacente presso la Commissione giustizia del Senato), i commercialisti sembrano evitare la strada delle chiusure corporative: “Siamo in troppi? Non è quello il punto – spiega Carrara -. I giovani fanno fatica ad aprire uno studio in proprio, e spesso sono costretti a collaborare con il professionista presso il quale hanno svolto il praticantato triennale”.

Paradossalmente, però, il periodo nero potrebbe essere manna dal cielo per molti: “Chi si occupa di diritto fallimentare sta lavorando di più. Ma nessuno esulta se la gestione di una crisi societaria finisce con la chiusura o la delocalizzazione dell’attività: questa è una crisi di sistema, il mondo globalizzato decide le sorti di troppe aziende e dobbiamo renderci conto che la situazione non tornerà mai più come prima”.

In fondo al buio di un tunnel di cui non si intravede la fine, comunque, Carrara indica alla categoria che rappresenta le possibili soluzioni per ritrovare l’alba di un nuovo giorno: “Aggregarsi, anche fra studi, e specializzarsi. Altre vie d’uscita non ne vedo – conclude -. Oggi un nostro iscritto può decidere di occuparsi di controllo di gestione, consulenza tributaria o del lavoro, revisione contabile, incarichi periziali o nei collegi sindacali: lo sviluppo delle competenze è vitale. E quanto alla crisi, anch’io che agisco nella gestione di quella delle imprese sono felice quando c’è il riassorbimento della forza lavoro in altri settori. Per evitare il susseguirsi di risvolti drammatici sul piano sociale, dobbiamo metterci in testa che ogni passo avanti delle singole forze in campo può avere riflessi positivi sulla collettività. Noi possiamo dare il nostro contributo, con ottimismo, correttezza e buon senso etico”.

Simone Fornoni

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