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Cultura

Ma Engels era femminista o sessista?

Di Redazione7 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Friedrich Engels

Friedrich Engels

“La forma più evidente di sfruttamento è la prostituzione: questo è il modo in cui la borghesia attacca addirittura fisicamente il proletariato”. E ancora: “La donna è sfruttata come oggetto della libidine maschile e come macchina per produrre figli”. E infine: “Se avessi un reddito di 5mila franchi non farei altro che divertirmi con le donne, fino allo stremo. Senza le francesi la vita non avrebbe senso: ma finché ci saranno le grisettes, avanti tutta!». E’ un Friedrich Engels pieno di contraddizioni quello che emerge dalla nuova biografia scritta dallo storico britannico Tristram Hunt.

Nel suo nuovo volume “The Frock-coated Communist: The Revolutionary Life of Friedrich Engels («Il comunista azzimato: vita rivoluzionaria di Friedrich Engels»)” il biografo tratteggia il ritratto di un industriale tessile amante della bella vita, ma capace di scrivere con Karl Marx “Il Manifesto del Partito Comunista”. Tanto che quello che traspare delle righe del libro è la netta antitesi fra le teorie professate da Engels e il suo reale rapporto con le donne.

Carte alla mano, il documentatissimo professor Hunt dimostra che l’Engels filosofo fu tra i pionieri della rivendicazione dei diritti delle donne, architetto di una precisa teoria generale dell’emancipazione femminile. Ma dall’altro lato, non può fare a meno di affermare che lo stesso filosofo si lanciava in appassionate odi ai lupanari. E che privatamente si trovò sempre a disagio davanti donne indipendenti, tanto da ritenere disdicevole che gli tenessero testa in una discussione.

Insomma, sarebbe un Engels a due facce il precursore dell’emancipazione femminile. Un uomo che, come tutti i comuni mortali, cade nel luogo comune di chi predica bene e razzola malissimo, un progressista in tutto tranne quando si tratta di stendere il bucato. Eppure le sue teorie oltrepassano i secoli, tanto che oggi talvolta si parla ancora di oppressione delle donne.

E dire che il primo architetto della liberazione femminile assolveva i suoi comportamenti privati usando le posizioni pubbliche come salvacondotto. Si tratterebbe dunque di una sorta di sessista illuminato, tanto orgoglioso delle proprie convinzioni egualitarie da specchiarsi più in esse che non nei propri comportamenti quotidiani.

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