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Editoriali

Atalanta, il pari contro il Milan vale come una vittoria

Di Redazione5 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La decisiva espulsione di Radovanovic (foto Mariani)

La decisiva espulsione di Radovanovic (foto Mariani)

BERGAMO – Fossi uno che arriva dalla Luna e vedessi oggi la classifica di Serie A, prenderei per matto chiunque mi dica che intorno all’Atalanta c’è fiducia. Tre punti in sette partite, ultimo posto insieme al Livorno. Una situazione difficile, come si può parlare di fiducia? Siccome siamo in tanti ad averle vissute dal primo al novantesimo queste sette fatiche, è giusto parlar chiaro e dire chiaramente che sì, è giusto avere fiducia.

La graduatoria, chi vuol bene all’Atalanta, oggi non deve guardarla. Nessuno vuol nascondere la realtà, semplicemente è troppo presto per preoccuparsene. La Sampdoria in Champions, il Chievo in Europa League con Milan e Napoli appena fuori dalla zona che scotta? Fantacalcio.

Le sorprese ci stanno, la storia ne è piena. Però i conti si fanno più avanti e adesso è fondamentale valutare prospettive, stato di forma e margini di miglioramento.

Antonio Conte è a Bergamo da quindici giorni. Troppo pochi per qualsiasi giudizio, sufficienti per capire quanto ci sia da lavorare. Sulle gambe, soprattutto. Lo abbiamo scritto, se n’è parlato: per il suo gioco questa squadra deve correre il doppio, per riuscirci servono tanti allenamenti e massima dedizione.

Il gruppo lavora, suda, lotta. La gara contro il Milan da questo punto di vista è stata emblematica.

Partenza a razzo, vantaggio meritato. Un gol da manuale, una ripartenza micidiale in perfetto stile Bari. Quel Bari plasmato da Conte che solo la settimana scorsa ha devastato sul piano del gioco proprio il Milan a San Siro.Il mister sabato aveva chiesto di provarci, l’autonomia di gioco dei suoi ragazzi forse oggi è proprio di mezzora soltanto.

L’arbitro Rocchi a quel punto ha deciso che dovesse iniziare un’altra gara. Scoramento? Cedimento? Rinuncia alla lotta? Non scherziamo, questi ragazzi hanno un cuore grande così. Cinquanta minuti commoventi, il Milan che spinge e dieci leoni che non mollano mai. Bellini centravanti aggiunto, Manfredini in salvataggio volante. Poi Ronaldinho. La zampata, il pareggio.

Questo lo hanno visto tutti, chi era allo stadio però ha dell’altro su cui riflettere. Dopo la cacciata di Radovanovic il Comunale è diventato una bolgia. Tutti assieme, tutti carichi a mille. Nel finale ogni ripartenza poteva essere buona, non è arrivato il successo ma gli applausi di tutto lo stadio mentre la squadra lasciava il campo testimoniano che la gente ha capito.

Dopo quattro sconfitte di fila, gli ultimi tre pareggi valgono molto di più di quanto dica la classifica. La strada è lunga, arriveranno altri momenti difficili ma la strada per salvarsi passa per il lavoro. Nessuno si tiri indietro, dal mister fino all’ultimo dei ragazzi.

Oggi sono Doni, Tiribocchi, Manfredini e Bellini gli uomini copertina. Domani potrebbero essere Acquafresca, Layun o Ferreira Pinto. La presenza dall’inizio di Radovanovic è un monito importante: chi lavora, suda e lo merita alla domenica gioca.

I prossimi quindici giorni saranno probabilmente decisivi, l’uomo del momento diventa Ventrone. Se riuscirà a ripetere quanto in passato è già riuscito a dimostrare, alla ripresa vedremo in campo undici cavalli imbizzarriti pronti ad aggredire chiunque. Adesso c’è da sudare, due settimane di fatica per ripartire alla caccia della prima vittoria.

Fabio Gennari

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