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Scuola

Imprese a caccia di periti: Confindustria punta sugli Itis

Di Redazione4 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il più celebre degli Itis bergamaschi: l'Esperia

Il più celebre degli Itis bergamaschi: l'Esperia

Le aziende italiani li considerano merce rara e fanno a gara per accaparrarseli. E’ un periodo di grande richiesta per i periti industriali. Secondo i dati di Confindustria, il Italia, ogni anno alle imprese ne servirebbero 323mila. In realtà le scuole ne sfornano al massimo 142mila. Restano dunque vacanti 181mila posti di lavoro per diplomati che, purtroppo, non si trovano. Per questo, restando in Bergamasca, il “Club dei 15” che raggruppa le associazioni provinciali di Confindustria di dare una mano al potenziamento delle scuole tecniche.

Dopo diciassette anni di calo costante, le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali sono in fase di ripresa. Nell’anno scolastico 2008-2009 sono gli iscritti sono cresciuti dello 0,6 per cento. Un dato basso che non risolve il problema ma che va incoraggiato attraverso un orientamento mirato verso i giovani e le famiglie.

L’obiettivo del Club è di rilanciare e sviluppare la cultura tecnica valorizzando istituti superiori come il Paleocapa. Quegli istituti che, in diversi casi, derivano dalle scuole tecniche messe in piedi proprio da imprenditori di tre o quattro generazioni fa.

L’idea è quella d’investire su attività, progetti e iniziative per avvicinare la scuola all’impresa. Borse di studio ai meritevoli, stage in azienda, preparazione dei docenti, ammodernamento dei laboratori scolastici, alternanza scuola-lavoro. Insomma, tutto quanto serve per rendere la scuola attrattiva e facile trampolino di lancio per il mondo del lavoro.

L’orientamento è quello di collaborare con gli Istituti tecnici e per l’innovazione manufatturiera e far corrispondere l’offerta formativa alle reali necessità del territorio. E offrire ai giovani gamma di opportunità più ampia, per accrescere conoscenze e competenze.

Quanto agli sbocchi universitari, stando alle statistiche, il 30 per cento dei laureati in ingegneria e architettura possiede un diploma rilasciato da istituti tecnici. Sul versante delle opportunità di lavoro invece, per chi entra in azienda oggi ci sono opportunità e possibilità pari a quelle di un neolaureato, dal momento che le aziende non guardano solo al titolo di studio ma anche alle reali capacità dei giovani.

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