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Prima periferia

Maglificio Dalmine: 73 lavoratori a rischio mobilità

Di Redazione2 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La crisi del tessile continua a mietere vittime

La crisi del tessile continua a mietere vittime

DALMINE — “È stato un gesto irrituale quello della direzione aziendale, rappresentata da Confindustria di Bergamo, che ha deciso di forzare il tavolo delle trattative annunciando la volontà di aprire una procedura di mobilità per 73 persone sulle attuali 136». Sono le parole attonite di Damiano Bettinaglio (Filtea-Cgil) e Sergio Licini (Femca-Cisl), i due sindacalisti che seguono da vicino le vicende del Maglificio Dalmine.

Nell’azienda tessile di maglieria e accessori di Dalmine è in corso una cassa integrazione straordinaria di 7 mesi, prevista cioè fino al 31 dicembre 2009. “Una cassa così breve – spiegano i sindacati – è motivata dal fatto che nel quinquennio compreso dal 10 agosto 2005 al 9 agosto 2010 (quinquennio fisso previsto dalla normativa nazionale nel quale un’azienda industriale può utilizzare un massimo di 36 mesi tra cassa ordinaria e straordinaria) l’azienda ne ha già utilizzati ben 29.

Il 15 settembre si è svolto in Confindustria a Bergamo un primo incontro di confronto, confronto richiesto fin dalla fine di luglio dalle organizzazioni sindacali. All’ordine del giorno c’erano la cassa pagata direttamente dall’Inps e non anticipata dall’azienda; tre settimane di ferie collettive in agosto che dovevano essere a carico dell’azienda e che avrebbero portato un po’ di soldi nel bilancio familiare “ma che – sostengono i sindacati – non sono state pagate”, tutto il personale messo in cassa senza che essa venisse anticipata.

I sindacati puntano a chiedere “otto mesi di Cigs in deroga dal 1° gennaio 2010 con rotazione mensile ed incentivi per la fuoriuscita volontaria”. Sulla vicenda è già previsto un incontro con il sindaco di Dalmine. “L’azienda – continuano le rappresentanze dei lavoratori -, nell’incontro del 15 settembre, si è dimostrata molto rigida e ha posto sul tavolo un vero e proprio ricatto: o accettate la cassa in deroga senza rotazione oppure noi licenziamo” sostengono Bettinaglio e Licini. Il prossimo 15 ottobre è previsto un nuovo incontro in Confindustria.

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