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Cho Oyu: Simone Moro torna a casa, sconfitto dai divieti cinesi

Di Redazione2 ottobre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Simone Moro al Batura II

Simone Moro al Batura II

KATHMANDU, Nepal — Il sogno di Simone Moro di arrivare sulla vetta del Cho Oyu, colosso himalayano di ottomila metri, si è infranto contro la burocrazia cinese. La spedizione composta dall’alpinista bergamasco e da Hervè Barmasse, Emilio Previtali, Lizzy Hawker e Tamara Lunger deve girare i tacchi e tornare a casa, sconfitta non dalla montagna ma dall’improvvisa chiusura delle frontiere tibetane da parte del governo di Pechino, per i festeggiamenti della Repubblica.

Moro e compagni non l’hanno presa granché bene. Si trovavano ancora nella valle del Khumbu, in Nepal, per l’acclimatamento quando la notizia è arrivata. “Il governo cinese – si legge in un comunicato della spedizione – in modo improvviso, perentorio e non negoziabile ha chiuso le frontiere col Tibet, impedendo a chiunque di entrare in quel territorio anche se muniti di visti d’ingresso e regolari permessi”.

Non restava che la scelta: aspettare che tutto fosse passato o rinunciare. I tempi imposti dalla Cina lasciavano a Moro e compagni solo dieci giorni per tentare la vetta. Troppo pochi per non incappare in rischi. Così l’alpinista bergamasco ha deciso per la ritirata: “Non si possono vivere i propri sogni facendosi dettare le regole del gioco dagli altri – si legge sempre nel comunicato -. Scalare una montagna di 8000 metri, aprire una via nuova, scendere con lo snowboard dalla cima, correre a piedi o in bicicletta fino al punto di partenza del progetto, comporta una programmazione ed il rispetto di tempistiche delicate e fondamentali che non devono e non possono trovare costrizioni che elevino i rischi, ne amplificano e ne snaturino il senso”.

“Meglio cancellare la spedizione – ha concluso Moro – e posticiparla piuttosto che buttare via i soldi dell’intera spedizione e forzare la mano e la sorte. Ci vuole saggezza per vivere a lungo e sereni. Rientriamo a casa senza tentare nulla del Khumbu per essere uniti e fedeli in quello che è nato come un progetto comune”.

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