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Bergamo

Inchiesta case: gli affitti in nero? Bergamo più virtuosa degli altri

Di Redazione30 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo più virtuosa degli altri negli affitti in nero

Bergamo più virtuosa degli altri negli affitti in nero

BERGAMO — Mutui che non coprono più l’intero valore del fabbricato. Presenza di forte mobilità abitativa, per ragioni socio-economiche o professionali. Due fattori che, nell’attuale crisi delle vendite, determinano il segno più alla voce “affitti” nella casella degli agenti del settore. Anche a Bergamo, dunque, sui contratti di locazione sembra splendere il sereno. Con una sola ombra, difficilmente quantificabile: quella del sommerso, che fa leva sul degrado sociale e sfrutta all’osso caseggiati in condizioni precarie delle zone periferiche.

“Nel 2008 i dati parlavano di un calo del 15 per cento, che ad oggi dovrebbe rasentare il 20 – premette Giuliano Olivati, presidente di Fiaip Bergamo (la più autorevole sigla degli intermediari in città e hinterland) -. La gente non compra casa perché non può finanziarsela. Ma ci sono anche altre ragioni che ostacolano la ricerca dell’immobile di proprietà: studenti o lavoratori costretti a spostarsi frequentemente di sede,  o dal lato esistenziale single e divorziati che vanno a vivere da soli. Per obbligo o per scelta, si tratta di un numero consistente di persone che non si rivolge alla soluzione dell’acquisto”.

Ma qual è l’attuale proporzione tra vendite e contratti di locazione? “Bergamo presenta numeri in linea con il dato nazionale, con circa il 90 per cento di famiglie proprietarie – prosegue Olivati -. Nel mercato residuale c’è dunque un 10 per cento che andrà ad abitare in locali affittati: il 6-7 per le situazioni di mobilità cui s’è accennato, il resto sono famiglie impossibilitate ad accedere al credito”.

E gli stranieri presenti sul territorio? “Un tipico esempio portato all’estremo di mobilità sociale e professionale, perché in molti minimizzano le spese per aumentare le rimesse da spedire in patria. Ottenuto il ricongiungimento familiare, mettono su casa anche loro: solo che tendono a insediarsi in vani molto ampi ma fatiscenti, spesso riattandoli personalmente”. Ed è qui che s’innesta la piaga degli affitti in nero, la metà del totale secondo un recente studio della Cgil (con 5 miliardi annui sottratti al fisco): “Nelle aree degradate, come i borghi storici con case abbandonate o vetuste oppure le zone rurali, lo scandalo si chiama subaffitto: praticamente a extracomunitari irregolari, sottoccupati o disoccupati viene noleggiato il singolo posto letto. La legge Maroni, però, prevede la confisca immediata”.

Un fenomeno deteriore che nella bergamasca è difficilmente quantificabile, ma secondo Olivati ben al di sotto del dato della Cgil: “L’Italia è lunga, la cultura della legalità varia e noi forse siamo più virtuosi di altri – commenta l’immobiliarista -. Ma i dati su queste sacche di economia nascosta, che inquinano il libero mercato e generano forme di sfruttamento, può averceli solo l’autorità di pubblica sicurezza. E comunque Bergamo ha un antidoto: possiede uno stock immobiliare in larga parte di pregio. Dove la qualità è bassa il nero è un modo per lucrare senza spendere in manutenzione, ma laddove sale di livello il proprietario ha tutto l’interesse a mantenere intatta la propria rendita. La qualità e l’illegalità fanno a pugni”.

Simone Fornoni

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