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Bergamo

L’inchiesta: la salute del mercato immobiliare bergamasco

Di Redazione29 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il centro di Bergamo

Il centro di Bergamo

BERGAMO — La recessione su scala globale, ormai è arcinoto, non ha risparmiato nemmeno un punto di forza dell’economia all’ombra delle Orobie come il mattone. Ma nonostante i dati generali raccontino impietosamente di una flessione nello scambio degli immobili, gli intermediari del settore non si rassegnano, nell’anno secondo della più devastante crisi dal secondo dopoguerra. E, a quanto pare, pur nel grigiore si intravedono barlumi di una pronta uscita dal tunnel della depressione.

Ne è convinto Giuliano Olivati, presidente della sezione di Bergamo della Fiaip (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali). Che getta un sasso nello stagno delle convinzioni comuni: “La stagnazione nella compravendita di case e altri fabbricati non è dovuta all’assenza della domanda, ma a una concomitanza di più fattori – argomenta -. Gli indicatori del nostro osservatorio dicono che a fine estate è aumentato il numero di quanti sono alla ricerca di un tetto sulle spalle”.

Quali, allora, le cause di una caduta verso il basso (nel 2009 meno venti per cento, secondo le stime) delle transazioni che riguardano vani e metrature? “La crisi ha colpito per prime le banche – spiega Olivati -. Di qui la stretta creditizia che ha messo in difficoltà le famiglie intenzionate a comprarsi casa: i mutui, che un tempo coprivano l’intero valore dell’immobile, ora arrivano al massimo al 60-70 per cento. Il calo medio dei prezzi si aggira attorno al 7 per cento, con punte oltre il 10. E chi non può permettersi di acquistare, meta agognata da tutti gli italiani visto che da noi le case di proprietà sono l’85 per cento del totale, si orienta verso l’affitto, favorito da questo stato di cose. Ma è anche vero che i proprietari, stante la forte patrimonializzazione ovvero l’aumento di risorse economiche a disposizione delle famiglie negli ultimi decenni, non avvertono come impellente il bisogno di vendere. Ecco i perché di un mercato fermo”.

Cifre da crollo verticale, insomma. Niente de profundis, però: anzi, la stagnazione porterebbe in grembo i germi della ripresa. “Il nodo cruciale è favorire l’incontro tra domanda e offerta – insiste il numero uno del più forte sindacato degli immobiliaristi della Bergamasca -. Come? Chi possiede l’immobile deve allinearsi ai prezzi di mercato: i realizzi del 2006 sono lontani, oggi vendere rende meno ma, con uno sconto dal 5 al 10 per cento, gli affari sono possibili. Nell’ultimo decennio il valore della casa è aumentato più del doppio: perderci è solo un’illusione ottica. Chi deve comprare, invece, non deve farsi spaventare da mutui che finanziano una parte sempre meno consistente del bene, perché tassi d’interesse bassi come oggi non ne avremo mai più”. Su tutto, la spinta al risveglio dovrebbe avvenire all’insegna dell’investimento: “Tra vendite e contratti di locazione – conclude Olivati – un immobile posseduto è ancora una notevole fonte di ricchezza”.

(prima puntata)

Simone Fornoni


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