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Politica

Crisi Tenaris: Misiani (Pd) chiede l’intervento del governo

Di Redazione29 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Misiani

Antonio Misiani

BERGAMO — I deputati del Partito Democratico Antonio Misiani e Giovanni Sanga hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, Sacconi e Scajola, per chiedere un intervento nella drammatica situazione della Tenaris, nel cui piano industriale presentato ieri è previsto un taglio drastico di posti di lavoro e stabilimenti.

“Nella giornata di lunedì 28 settembre – si legge nel documento – la direzione aziendale di TenarisDalmine, primo produttore italiano di tubi di acciaio senza saldatura per l’industria energetica, automobilistica e meccanica, ha presentato al coordinamento sindacale degli stabilimenti italiani il piano industriale 2010-2011, che prevede investimenti per 114 milioni di euro in due anni con l’obiettivo di perseguire un “riposizionamento strategico” per l’azienda. Gli investimenti saranno concentrati sugli impianti strategici e sono destinati all’ampliamento delle gamme di prodotto, alla razionalizzazione impiantistica delle linee di finitura-filettatura, al miglioramento di produttività ed efficienza. L’implementazione del piano industriale richiede, secondo i vertici aziendali, un riassetto degli organici “coerente” con una prospettiva di produzione attestata nei prossimi anni su una media di 550 mila tonnellate all’anno, rispetto alla punta di 877 mila raggiunte nel 2008″.

“I fattori che hanno determinato questo mutamento sono, secondo l’azienda, l’incremento esponenziale della concorrenza internazionale, causato dall’aumento di capacità produttiva a livello mondiale. La Cina ha accresciuto del 55% la sua capacità produttiva dal 2005 al 2009 e sta continuando ad investire in nuovi impianti: oggi la sua capacità è di 28 milioni di tonnellate di tubi senza saldatura l’anno, superiore al fabbisogno complessivo mondiale (pari a circa 27 milioni di tonnellate l’anno). A ciò si aggiunge il ridimensionamento strutturale dell’attività di alcuni settori industriali destinatari di tubi senza saldatura, il progressivo ed irreversibile calo di economicità di alcune tipologie di produzioni standard e scarsamente differenziate (come ad esempio i tubi di piccolo diametro per applicazioni meccaniche, per il settore automotive, per la termica)”.

Il piano prevede la chiusura dello stabilimento di Piombino (LI), il forte ridimensionamento di quello di Costa Volpino (BG) e Arcore (MB), il graduale disimpegno delle attività Fapi (tubi piccoli) a Dalmine (BG) e una generale riorganizzazione che coinvolge tutta l’azienda. L’impatto occupazionale di queste scelte viene quantificato in 1.024 lavoratori in esubero (più di un terzo dei 2.814 dipendenti in forza negli stabilimenti italiani di Tenaris), con la previsione di 717 posti in meno a Dalmine e Sabbio (da 2.218 a 1.501 dipendenti), 119 a Costa Volpino (da 247 a 161), 64 ad Arcore (da 225 a 161) e 124 a Piombino”.

Riorganizzazione produttiva che rappresenta una delle maggiori situazioni di crisi occupazionale in atto nel nostro Paese. Per questo i deputati del Pd chiedono ai ministri “quali iniziative intendono attivare, a partire dalla convocazione di un tavolo nazionale di confronto con l’azienda e le organizzazioni sindacali, allo scopo di tutelare i diritti e le prospettive dei lavoratori interessati dal piano di riorganizzazione di Tenaris-Dalmine”.

“I mille e più esuberi annunciati dalla TenarisDalmine – dice il parlamentare Misiani – sono la drammatica conferma che la crisi economica non è affatto alle nostre spalle. Se l’uscita dalla recessione sarà debole e stentata come molti temono, ci attende una fase molto difficile sotto il profilo sociale che va gestita con grande responsabilità, evitando di replicare i casi di riduzione del personale al di là di quanto reso inevitabile dalla crisi o di delocalizzazioni all’estero non giustificabili con la recessione”.

“TenarisDalmine – conclude Misiani – deve rimanere una presenza forte nel panorama economico provinciale: per questo, è necessario un confronto approfondito tra le parti sociali e il governo sui contenuti del piano industriale (che prevede importanti investimenti, ed è un bene, ma si basa su uno scenario decisamente pessimista) e i suoi riflessi occupazionali, predisponendo tutti gli strumenti utili per garantire un futuro a centinaia di famiglie che rischiano di rimanere senza prospettive”.

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