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Prima periferia

Sindacati e Confindustria tentano il salvataggio della Lilly

Di Redazione24 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un capo di lingerie

Un capo di lingerie

PEDRENGO — Quattro anni fa erano esattamente il doppio. Ora i lavoratori della Lilly Italia SpA di Pedrengo sono 62 e rischiano di subire nuovi, pesanti, tagli. Il 17 settembre l’azienda ha, infatti, aperto la procedura di mobilità per altri 30 dipendenti (di cui 26 operaie). Della situazione grave di questa azienda tessile che produce biancheria intima si discuterà venerdì 25 settembre (alle 16.30) in Confindustria a Bergamo, dove è già fissato un incontro con i sindacati di categoria.

“La Lilly Italia ha in corso una cassa integrazione straordinaria per crisi che scadrà il 1° dicembre prossimo” spiegano Damiano Bettinaglio della Filtea-Cgil e Simone Bellini della Femca-Cisl. “Come prevede la normativa, entro i 75 giorni di calendario antecedenti la fine della cassa, l’azienda ha aperto la mobilità. Oltre agli esuberi, a peggiorare la situazione ci sono anche due mensilità e l’acconto del premio in arretrato, come anche i versamenti al fondo pensione Previmoda a cui alcune lavoratrici hanno aderito. Dal 1° luglio scorso fino al termine della cassa è stata chiesta, ed ottenuta, dal Ministero del Lavoro la modifica del decreto per chiedere il pagamento diretto dell’indennità di cassa direttamente dall’INPS. Nell’incontro di venerdì prossimo chiederemo con forza il ritiro della procedura di mobilità e l’attivazione di un percorso di cassa straordinaria in deroga, insieme a garanzie rispetto agli stipendi arretrati”.

Per martedì 29 settembre è già stata convocata un’assemblea coi lavoratori nella quale si decideranno eventuali iniziative di lotta. L’azienda nell’aprile del 2008 è stata comprata al 100 per cento dalla Jolidon, azienda rumena.

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