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Conte prova a plasmare una squadra fuori condizione

Di Redazione24 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
CONTE 2

Antonio Conte pensieroso (foto Mariani)

BERGAMO — Noi, bergamaschi sempre a contatto con il mondo atalantino, non possiamo essere obiettivi. Siamo accecati dal passato, fatichiamo a capire. A spiegare. A comprendere. Lui invece no. Conosce questa squadra, dal dentro s’intende, soltanto da lunedì. Lui ha visto, ha parlato, ha chiesto e per ora non ha ancora ottenuto. Lui, l’avete ormai capito, è Antonio Conte.

Uno che quando giocava stava antipatico praticamente a tutti gli avversari. Un mastino, il classico centrocampista tuttofare che nella Juve, in quella Juve, ha fatto cose grandiose.

Oggi il Cavalier Conte, bisogna chiamarlo così vista l’onoreficenza ricevuta nel 2000 dal presidente Ciampi, guida l’Atalanta insieme ai suoi collaboratori. Dopo la gara d’esordio contro il Catania le sue parole non lasciano dubbi: “Devo ringraziare i miei giocatori, stasera hanno fatto il massimo di quello che potevano fare”.

Signori, c’è da preoccuparsi veramente. Se dopo due mesi e mezzo di lavoro questa squadra non può produrre che un pareggino senza reti al cospetto del Catania, ci sono colpe pesanti.

Per queste ha pagato Angelo Gregucci. Scelta inevitabile dopo il massacro di Bari. Si dice colpirne uno per educarne tanti. L’avviso ai giocatori da parte della società è stato chiaro: adesso si cambia e bisogna ricominciare a correre.

Il modulo di Conte è diverso da quello di Del Neri ed anche da quello di Gregucci. Per metterlo in pratica ci vogliono ritmi alti e tanta personalità, sia nell’uno contro uno che in fase difensiva. Al tecnico che ha spaccato l’ultimo campionato di serie B è giusto dare il tempo per plasmare la sua squadra, quello che però i giocatori devono capire subito è che sarà durissima ma bisogna farcela.

Del Neri non c’è più. Andato. Chiuso. Finito. Non ci sono le sue indicazioni, i suoi schemi, la sua bravura. Basta cullarsi nel ricordo. Possono farlo i tifosi pensando a quanto è stato bello, magari prendendosela con la società che poteva trattenerlo.

Ma quelli che scendono in campo no. Non c’è tempo. La serie A non aspetta, ogni gara è importante ed i punti bisogna prenderseli.

Alcuni dei protagonisti di ieri, oggi sembrano svaniti. Basta leggere le pagelle per capire chi sono gli uomini più in difficoltà. Per uscirne, almeno dal punto di vista fisico, c’è Giampiero Ventrone.

Questo è un martello, ha fatto giocare la finale di Champions League ad un falegname come Torricelli. Ricordate? A Zingonia gli allenamenti sono costanti e intensi. Due al giorno. Si parla di tattica, si segue una dieta. In poche parole, si lavora duro.

Andrea Consigli dopo la gara ha dichiarato che il gruppo non ha paura di questo. Se servono anche cinque allenamenti al giorno, loro sono pronti. Perfetto, nel caso sia necessario un terreno illuminato per lavorare anche la sera basta chiedere. La provincia è piena.

Il punto è buono, mai buttarli quelli. La condizione invece, parola di Conte, ancora no. Quella non si compra al supermercato ma si coltiva. E lo specialista non manca.

I movimenti, soprattutto in attacco, sono lenti e spesso casuali. Anche qui siamo tranquilli, se il mister ha fatto esplodere Barreto, Guberti, Kutuzov e Alvarez vuoi che non riesca a convincere con Acquafresca, Ceravolo, Doni, Tiribocchi, Valdes e Ferriera Pinto?

Cosa manca? Una squadra capace di applicare ciò che apprende per centrare i risultati. Chievo e Milan saranno due ostacoli durissimi, per come sta oggi l’Atalanta. Domani è un altro giorno, sarà faticoso ed intenso ma nessuno deve spaventarsi. Adesso si che ci vuole la maglia sudata, sempre.

Fabio Gennari

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