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Bergamo

Comital: protesta dei lavoratori davanti all’assessorato

Di Redazione22 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La sede della Comital

La sede della Comital

BERGAMO — Scenderanno dalla Val Seriana tutti insieme col nuovo tram per radunarsi al civico 106 di viale Papa Giovanni XXIII: quella di giovedì mattina, 24 settembre, non sarà una gita per i lavoratori della Comital, ma un presidio organizzato per non arrendersi e per non restare senza una prospettiva di lavoro.

Dalle 9 alle 12 stazioneranno davanti alla sede dell’assessorato provinciale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, dove con ogni probabilità, una delegazione incontrerà l’assessore Enrico Zucchi (l’incontro è stato chiesto, fissato in mattinata ma ancora senza un orario preciso).

Nell’azienda metalmeccanica di Nembro, che fa parte del gruppo M&C ed è specializzata in laminati in alluminio, tutti i 97 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria per cessata attività da maggio.

I macchinari sono fermi dall’inizio di giugno. Ogni settimana vengono riavviati a vuoto, per evitare che l’immobilità li danneggi. Questo processo, però, è garantito dalla proprietà solo fino alla fine di ottobre. Intanto, si aspetta un compratore.

“Sfumato l’interesse di alcuni possibili acquirenti che si erano fatti avanti, l’ultimo dei quali appena una decina di giorni fa, ora i lavoratori scendono in presidio per richiamare l’attenzione sulla loro situazione” spiega  oggi Severino Masserini della Fiom-Cgil di Bergamo.

“Giovedì chiederemo un impegno anche all’amministrazione provinciale, dopo l’incontro che abbiamo avuto, prima dell’estate, con la Regione Lombardia. La nostra intenzione è quella di spingere affinché per Comital si attinga ai fondi previsti per il Protocollo d’intesa siglato ad aprile e dal titolo Progetti e programmi per il rilancio economico della Valle Seriana e delle aree di crisi della provincia, quello che ha visto la firma di Confindustria Bergamo, Imprese&Territorio, Cgil, Cisl e Uil. Non capiamo, infatti, perché ancora i fondi non siano arrivati: non avrebbe senso stanziarli a crisi finita e a fabbriche chiuse. In particolare, ci aspettiamo che Confindustria, fino ad ora poco attiva in questa vicenda, si dia da fare, visto che sul protocollo c’è anche il suo nome”.

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