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Politica Scuola

Gelmini: no agli insegnanti che fanno politica dentro le scuole

Di Redazione14 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini

ROMA — “Se un insegnante vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere. Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoranza, che disattendono l’attuazione delle riforme: criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, secondo cui le manifestazioni dei precari odierne coinvolgeranno “un numero limitato di persone”.

Intervistata dal Corriere della Sera, Gelmini spiega che il numero sarà “limitato rispetto ai tanti genitori e studenti che non si vogliono più accontentare di una scuola mediocre”. La protesta, aggiunge, “esprime un disagio reale che va rispettato. Ma la sinistra preferisce salire sui tetti per esprimere la solidarietà ai professori e cavalcare il disagio sociale senza assumersi responsabilità per il passato. La scuola non può essere il luogo della protesta della sinistra e della Cgil”.

“Per anni – prosegue il ministro – complici i sindacati, si é data la sensazione che ci fosse spazio per tutti quelli che volevano fare gli insegnanti, per poi lasciarli in graduatoria anni ed anni. Sono state vendute illusioni che si sono trasformate in cocenti disillusioni”, Tuttavia, “credo che nei prossimi 5 anni, grazie ai prepensionamenti, la gran parte di questi precari verrà assorbita negli organici”. Per gli studenti stranieri, conclude Gelmini, “dall’anno prossimo ci sarà un limite del 30 per cento”, altrimenti “rischiamo di creare delle classi ghetto”.

Il ministero dell’Istruzione sta studiando gli aspetti tecnici per introdurre un limite del 30 per cento di presenza di alunni stranieri in una classe.  “In effetti accade in alcune classi che la presenza degli immigrati sfiori quasi il cento per cento. E’ chiaro – ha aggiunto il ministro – che queste non sono le condizioni adatte per favorire l’integrazione perché la scuola assolva la funzione di integrare gli studenti immigrati. Noi abbiamo già annunciato un provvedimento del quale stiamo studiando gli aspetti tecnici che prevederà una quota, cioé un tetto del 30 per cento proprio per favorire le condizioni migliori per l’integrazione degli alunni stranieri”.

“Poi avremo anche una nuova materia credo che sia significativa, cioé l’introduzione dell’educazione alla cittadinanza e alla costituzione, cioé favorire sia da parte dei nostri ragazzi che da parte degli studenti immigrati la conoscenza dei principi basilari del vivere civile”, ha concluso.

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