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Politica

Giuseppe Anghileri e il tradimento di Santa Caterina

Di Redazione11 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il vulcanico leader di "Ama Bergamo" Giuseppe Anghileri

Il vulcanico leader di "Ama Bergamo" Giuseppe Anghileri

BERGAMO — Ci ha messo un po’ per ingoiare il boccone, amarissimo, della sconfitta elettorale. Non tanto per la sconfitta in sé, che era ragionevolmente prevedibile, quanto per le proporzioni con cui si è realizzata. A tre mesi dalle elezioni, Giuseppe Anghileri, leader della lista “Ama Bergamo” e vulcanico esponente di Santa Caterina, racconta a Bergamosera retroscena e progetti.

Anghileri, partiamo dalle elezioni. Si aspettava questo risultato per la sua lista?
Certamente no, pensavo di ottenere molto di più. Tuttavia, nonostante la cattiva situazione che mi ha visto soccombere alla scorsa consultazione elettorale, mantengo la mia dignità politica. Il mio programma in realtà non era carta straccia o fatto di stupidaggini, ma la gente ha preferito altre cose. Mi inchino alla volontà popolare. Però…

Ha qualche recriminazione da fare?
Credo che la gente non abbia colto o apprezzato fino in fondo il servizio culturale, politico, civile e storico che il sottoscritto, ma anche la mia lista, ha profuso in questi anni e in questa campagna elettorale. Non ha colto che la nostra presenza veramente indipendente poteva essere un elemento di condizionamento dei partiti.

A quanto pare non lo hanno capito neanche nel suo “feudo” di Santa Caterina…
A Santa Caterina ho perso molti voti. Probabilmente la gente non ricorda quello che ho fatto per il quartiere. Non ha un minimo di riconoscenza. Per carità, non si vive di riconoscenza.

Si sente tradito?
Tradito no. Però credevo che, avendo fatto tanto per Santa Caterina durante l’ultimo quinquennio, la gente fosse più attenta. Nei miei confronti, Santa Caterina manca di riconoscenza.

Dove ha sbagliato?
Non c’era niente di sbagliato nel nostro programma. E’ che la gente non legge, non memorizza. C’è gente che non ha letto nemmeno i risultati elettorali. E non parlo di persone anziane, ma di età media. Mi hanno chiesto che cosa ho fatto in cinque anni. Se dovessi rispondere dovremmo stare qui due giorni.

Non è che ha sbagliato qualcosa in campagna elettorale, fatta in bicicletta?
Un popolo che arriva alla campagna elettorale è un popolo ignorante.

In che senso, scusi?
Nel senso che se la gente avesse seguito per cinque anni quello che è accaduto in città non ci sarebbe alcun bisogno di spendere fior di quattrini per i manifesti: che bella faccia ha questo qui, quello là e su e giù.

Perché ha vinto Tentorio secondo lei?
Probabilmente per gli errori gravissimi che ha fatto Bruni. E molto perché è stato capace di dare all’elettorato la sensazione che il loro gruppo sulla sicurezza aveva determinazione.

E lei sulla sicurezza come la pensa?
Per me è lo Stato che deve garantire pace civile, ordine e disciplina. Da noi lo Stato rinuncia per avere più soldi per fare altre cose. Questo vale anche per le società sportive. Che preferiscono spendere miliardi per i giocatori invece che pagare poliziotti che controllino i tifosi. Tanto ce li mette lo Stato a sue spese.

A proposito di stadio e di problemi per Santa Caterina, cosa ne pensa?
Se ci sono i privati che vogliono costruire un nuovo stadio, ben venga. Ma il Comune non deve tirar fuori neanche cinque lire. In tutto il mondo gli stadi sono privati. L’Atalanta vuol farlo? Prego. Faccia un mutuo trentennale e si tenga gli introiti pubblicitari.

Al contrario però lei sostiene che per far ripartire l’economia servono opere pubbliche…
Se vogliamo mettere in piedi un minimo di ripresa economica, dobbiamo puntare sulle opere pubbliche. In Giappone stanno costruendo ferrovie di collegamento fra le isole che corrono sotto il mare. Noi invece perdiamo un sacco di occasioni. Perché diciamolo: attualmente l’alta capacità in Bergamasca non c’è. Che poi venga surrettiziamente surrogata è un’altra questione. Abbiamo mancato un’occasione seria. Come con la Brebemi, che potevamo fare in sopraelevata, macchine sopra e treno sotto, risparmiando altre piaghe al territorio.

Ma ci vogliono investimenti colossali e manodopera a volontà…
Sono più i costi di incidenti, assicurazioni, inquinamento e così via. Quanto alla manodopera, ci sono in giro molti disoccupati che percepiscono l’indennità di disoccupazione. Diciamolo loro: ti diamo qualcosa in più, ma lavori a nuove opere pubbliche. Servizio civile uguale: per due anni lavori per lo Stato. Bisogna riattivare la solidarietà e il senso civico degli italiani. E, me lo lasci dire: smetterla di fare stupidaggini come l’Expo 2015 che ci dissangua. Oppure la questione dei tre aeroporti che abbiamo in 120 chilometri: Linate, Malpensa e Orio. Ne basterebbero solo due.

Tornando in città. Che ne pensa della polemica di quest’estate di chi vuole una città viva anche di notte?
Le città hanno bisogno di gente votata al martirio politico come il sottoscritto, per sradicare delle abitudini consolidate che stanno ferendo la pacifica convivenza. Basti pensare alla polemica di qualche mese fa, su chi vuole divertirsi la sera nei bar e chi dorme sopra. I giovani hanno scambiato il rumore per vita, mentre non lo è. I giovani hanno dimostrato che se ne fregano di chi ha il diritto di riposare, soprattutto se è malato. Vede, il Comune anni fa, senza il mio voto, ha approvato il piano del commercio aumentando indiscriminatamente bar, latterie, locali e così via. Oggi c’è un bar ogni un metro. Una volta c’era un bar e a distanza le case. Oggi hanno costruito tanto densamente che le case sono sopra i bar.

Mancanza di programmazione territoriale?
Si va avanti a tamponare le falle. Ma, chiunque vinca, il vero problema è un altro: la struttura comunale. E l’azienda Comune, la macchina burocratica, che va profondamente rivista. A partire dalle assunzioni per concorso. E’ un po’ come per gli insegnanti: se vinci un concorso perché sai a memoria la Divina Commedia non è detto che tu sappia insegnare.

Tornando alla sua lista, ora cosa farà?
Nei prossimi giorni ci troveremo per decidere cosa fare. Abbiamo lasciato decantare la sconfitta. Ciò non significa che non sia disposto a dare il mio apporto a che mi dovesse o volesse chiedere qualche consiglio. Non sono in tanti ad avere una memoria storica a Bergamo. E peraltro, ho il conforto di dire che la nostra lista ha dato un segno di crescita della società civile bergamasca.

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