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Editoriali Politica

Moschea: le colpe che la sinistra non ammetterà mai

Di Redazione7 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La moschea dello sceicco Lofthallah

La moschea dello sceicco Lofthallah

Il messaggio è arrivato forte e chiaro: della moschea proprio non se ne parla. Comune e Provincia, ovvero Pdl e Lega, si sono riuniti nei giorni scorsi e hanno deciso che non ne vogliono sapere della costruzione di un luogo dedicato alle riunioni dei seguaci di fede islamica sul territorio bergamasco.

Fin qui nulla di nuovo. Chi ha un po’ di memoria certo ricorderà le sfuriate dei fedelissimi di Bossi, da Calderoli in giù, contro i musulmani. Oppure le battaglie della Lega contro la moschea di via Cenisio, per quell’edificio industriale trasformato impropriamente in luogo di culto.

Come se non bastasse, l’atteggiamento intransigente dei lumbard oggi gode della legittimazione derivata dall’ultima elezione, condotta al grido di “sicurezza, regole ferree per gli extracomunitari (di cui buona parte islamici), prima gli italiani”, e a cui bergamaschi hanno dato ragione. Il Pdl, che dovrebbe essere più moderato, per questioni di bottega si é accodato.

Molti osservatori, però, vedono nella totale chiusura al dialogo con l’islam il rischio di un’escalation della tensione in città. E’ uno scenario possibile anche se non auspicabile. Ma se é pur vero che su questo argomento il centrodestra avrebbe potuto tenere un atteggiamento più lungimirante, magari più legato al realismo politico che al consenso, le bordate partite in questi giorni dal centrosinistra hanno tutto l’aspetto di uno scaricabarile.

Sì perché a dirla tutta, nell’esasperazione degli animi il centrosinistra non è affatto esente da colpe. Anzi, gli vanno imputate un bel po’ di responsabilità. Fra cui quella di aver tentato d’imporre a tutti i costi moschee e cimiteri musulmani anche dove la popolazione non li voleva, provocando una forte reazione anti-islamica che ha portato alle tensioni (e al voto) di oggi, e fatto slittare all’infinito la soluzione del problema.

Il progetto d’ingegneria sociale, tutto progressista, che prevedeva d’inserire culture straniere in quartieri con radici totalmente diverse, come se l’integrazione si potesse realizzare a tavolino, è risultato fallimentare e rifiutato in toto dai bergamaschi. Così come non hanno certo contribuito a svelenire il clima le richieste di grazia per un islamico condannato nel suo paese d’origine per banda armata.

Non bastano le lettere strappalacrime dei consiglieri comunali o le dichiarazioni di facciata dei segretari cittadini a cancellare i fatti. Uno dei quali dice che la precedente amministrazione ha avuto 5 anni e un’ampia maggioranza per risolvere la questione della “scomoda” moschea di via Cenisio e non l’ha fatto. Ha messo la moschea dentro il pgt, sul territorio fra Alzano e Bergamo. Cinque anni per mettere un edificio sulla carta. Se ci avesse messo una base lunare l’effetto sarebbe stato lo stesso: parole e niente più.

Risultato: la patata bollente è finita sul tavolo dell’amministrazione successiva. Tentorio e Pirovano hanno seguito quanto dettato loro dagli elettori. Giusto o sbagliato che sia, hanno deciso. Purtroppo ora, tolta via Cenisio, per il resto degli islamici l’alternativa è la “clandestinità” che, unita al rancore, diventa un cocktail estremamente pericoloso.

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