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Mamme e Bimbi

I bimbi capiscono più di quanto crediamo

Di Redazione3 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I bimbi sono più intelligenti di quanto crediamo

I bimbi sono più intelligenti di quanto crediamo

Sono più intelligenti di quanto crediamo e tutt’altro che inconsapevoli. Usano la logica, sono creativi, capiscono il mondo. Gli danno un senso, molti sensi. Per loro la vita è tutta nuova e travolgente. Parliamo dei bambini che, secondo una bella definizione di Alison Gopnik, una psicologa cognitiva americana, sono a modo loro “filosofici”.

Nel “Physlosophical Baby”, il libro presentato nei giorni scorsi, l’esperta all’Università di Berkeley in California sostiene che i bambini sono molto più coscienti di quanto immaginiamo. Immersi come sono nella palpitante attività dell’esistenza, e distanti dagli stress degli adulti, fino a quattro anni utilizzano più cellule celebrali di quante ne abbiamo gli adulti.

Nuove tecniche d’indagine hanno scoperto che i bambini piccoli hanno più neuroni attivi degli adulti, mentre le varie parti della loro corteccia cerebrale sono collegate meglio rispetto a quelle della nostra. Ciò si traduce nella capacità di assimilare facilmente nella primissima infanzia una grande quantità d’informazioni, che da grandi invece “sfoltiamo” ritenendole inutili.

Gli adulti possiedono certamente un cervello più efficiente, ma meno capace di apprendere di quello dei bambini. Per usare una metafora, i grandi hanno un cervello più “irrigidito”. Mentre quello dei bambini è più aperto e flessibile. I bimbi hanno molti meno neurotrasmettitori inibitori, le sostanze chimiche che impediscono ai neuroni di attivarsi. Disinibiti, vanno verso ogni cosa senza usare filtri.

Smontano e rimontano il reale. Nel suo libro la Gopnik fa un esempio eclatante: le macchine. Anche se coscientemente il bambino non sa come funziona un’auto, attraverso l’osservazione è in grado di accenderla e spegnerla. “Anche se coscientemente non sa come funzionano le probabilità condizionate, inconsciamente tiene conto delle informazioni”.

La psicologa americana ama la seguente metafora: “Se negli adulti l’attenzione funziona come un riflettore, un raggio direzionale che illumina un particolare aspetto della realtà, nei bambini piccoli somiglia più a una lanterna, che getta una luce diffusa su tutto quello che li circonda”.

Durante una passeggiata, un bambino di due anni vede cose che i grandi manco notano. Per il piccolo ogni momento è una Disneyland. Noi ci concentriamo, loro si distraggono osservando mille particolari. Noi magari un obiettivo lo raggiungiamo, loro no, ma si arricchiscono di più: sperduti nella totalità, per questo ipercoscienti.

L’attenzione non focalizzata e non utilitaristica, sostiene la Gopnik, favorisce nei bambini una migliore capacità di memoria. Grazie alla corteccia prefrontale, la regione responsabile di varie capacità cognitive, che in loro non Ë ancora totalmente sviluppata.

secondo l’esperta, i bimbi hanno una “immaturità” vantaggiosa. Magari le scarpe non riescono ad allacciarle, ma le lingue le imparano in fretta, capiscono le relazioni di causa-effetto e persino la morale: giusto e sbagliato, etico e convenzionale. La nostra maturità invece porta banalità, e oblio.

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