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Editoriali

Atalanta, la classifica ora non conta. Giocare in modo diverso si può, anzi si deve

Di Redazione1 settembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Robert Acquafresca, la chiave è capire come servirlo

Robert Acquafresca, la chiave è capire come servirlo

BERGAMO – Quando perdi ti girano, eccome se ti girano. Lavorare con zero punti in classifica, l’attacco a secco e un doppio 1-0 che ti lascia sul fondo della classifica è difficile. Però è l’unico modo per migliorare.

L’Atalanta di oggi è  lontana parente di quella che la gente di Bergamo ha imparato a conoscere nelle ultime due stagioni. Sono cambiati l’allenatore e il centravanti, due valori aggiunti spesso decisivi come Del Neri e Floccari. Però non c’è stato uno smantellamento, nessuna rifondazione.

La squadra in campo contro il Genoa per dieci undicesimi è la stessa che giocò l’anno scorso dopo l’infortunio di Ferreira Pinto. Possiamo parlare di moduli, si può discutere del centrocampo a tre oppure di Tiribocchi e Acquafresca.

Quello che conta davvero sono gli uomini, i fantastici protagonisti che abbiamo ammirato nei mesi scorsi non possono essere diventati delle comparse. Il saggio dice che non è forte chi non cade mai, lo è davvero chi dopo averlo fatto si rialza e lotta meglio di prima. Oggi l’Atalanta è in basso, sul fondo della classifica.

I ragazzi di Gregucci però devono ricordarsi chi sono, pensare che senza Floccari si deve giocare in maniera diversa. Non è impossibile, prima del puntero calabrese ci sono riuscite altre quarantasette compagini nerazzurre in serie A e questo lo dice la storia. Non è facile, lo sappiamo tutti ma bisogna farcela.

Bellini nel dopo gara ha esaltato le qualità morali dei compagni, la forza d’unione del gruppo. Serviranno queste caratteristiche, servirà la mano di Gregucci che in allenamento dovrà guidare i giocatori alla ricerca dei nuovi meccanismi. In campo però scendono loro, quei dieci più Acquafresca che hanno saputo divertire ed ora non possono essere scomparsi.

La gente ha fiducia, le 7980 tessere staccate in abbonamento sono la dimostrazione lampante. Il bergamasco ha pazienza, vuole la maglia sudata e pretende il massimo impegno. Nessuno dubita che questo manchi, la sensazione è che oggi i protagonisti formino una buona squadra cui manca poco per tornare ad essere quella ottima del recente passato.

Doni non è al meglio, ma da lui è difficile prescindere per carisma e qualità. Dietro e vicino al capitano però ci vuole uno sforzo importante degli altri moschettieri nerazzurri. Guarente, Valdes, Padoin, Garics, Barreto e Bellini. Sono loro gli uomini chiave, centrocampo e cursori di fascia devono trovare la quadra giusta per aiutare i due attaccanti nella manovra. Ci sono anche i nuovi Caserta e Tiribocchi, varianti preziose per il modulo nuovo. Tante soluzioni, un obiettivo unico che si chiama salvezza.

Non si facciano drammi, manca una vita. Però è bene iniziare subito, le prime due sono andate e perdere di misura contro Lazio e Genoa può anche starci. Adesso arrivano quindici giorni importanti, nello stanzone di Zingonia bisogna guardarsi negli occhi e pensare al futuro. Questa squadra ha tutti i mezzi venirne fuori, l’ultimo posto è solo un caso ma per lasciarlo bisogna lavorare tanto e bene.

Fabio Gennari

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