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Editoriali Sport

Tessera del tifoso, colpire tutti per educarne pochi

Di Redazione19 agosto 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La "Tessera del tifoso"

La "Tessera del tifoso"

BERGAMO — Il tema è di quelli delicati, inutile nasconderlo. Quando però si toccano le libertà personali è impossibile stare zitti.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha parlato negli ultimi giorni della “Tessera del tifoso”, ne ha definito scadenze e limiti usando toni perentori e decisi.

Per ora sono soltanto dichiarazioni, in attesa di comunicazioni definitive è giusto fare alcune valutazioni. Quel progetto che inizialmente doveva essere “autonomamente” condivisibile dalle società di calcio, così recita il primo documento ufficiale del marzo 2008, adesso è da garantire “obbligatoriamente” ai tifosi entro il 31 dicembre 2009.

Le società sono obbligate a fornirla, gli appassionati sono obbligati ad averla se vorranno seguire in trasferta la loro squadra del cuore da gennaio in avanti. Tanto per capirci meglio, il proposito iniziale era quello di ottenere una fidelizzazione dei tifosi con le proprie squadre. Oggi di fatto siamo di fronte ad una schedatura di massa, la creazione di un grande gruppo di “tifosi ufficiali”.

Ma dove siamo finiti? Gli stadi italiani sono, a parte rare eccezioni, vecchi e inadeguati. La gente non ci va più, biglietti nominali e tornelli hanno progressivamente scoraggiato anche i più appassionati e adesso si vuol chiudere tutto dentro ad un bancomat dei buoni propositi?

La libertà personale di andare in trasferta, quella di acquistare un biglietto decidendo all’ultimo momento insieme agli amici, quella di poter regalare al figlio una domenica diversa senza doverci pensare giorni prima dove sono finite?

La violenza non piace a nessuno, siamo in tanti a volerla fuori dalla vita di tutti i giorni. Allo stadio si pensa di risolvere il problema di pochi colpendo tutti? Allora perchè non inventare anche la “tessera discoteca” oppure la “tessera dell’astemio” ? Senza la prima non puoi andare a ballare, senza la seconda la patente viene ritirata al primo controllo sballato. Così spariranno risse e problemi fuori dai locali notturni e incidenti sulle strade per eccesso di alcool?

Bergamaschi a Cesena, senza tesserea trasferte impossibili

Bergamaschi a Cesena, senza tessera trasferte impossibili

Senza parole. Ciò che però appare davvero incredibile sono i limiti per la concessione della tessera del tifoso.

L’ultima decisione spetta alle questure che devono rifiutare tutte le richieste di coloro che hanno subito un Daspo (divieto di accesso alle manifestazioni sportive) negli ultimi 5 anni, anche nel caso di condanne non definitive.

Quindi se ci sono degli scontri in curva, un tifoso è vicino ma non partecipa e viene segnalato beccandosi un Daspo che poi verrà rimosso in ultima istanza non può ricevere la tessera? Ma la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva non conta più nulla?

Viviamo in un paese dove la legge garantisce ad un cittadino, dopo aver scontato la pena, la piena libertà. Qui se negli ultimi 5 anni hai commesso un reato da stadio che ti è costato un anno di Daspo, non sei libero di ottenere la tessera.

Tante domande, nessuna risposta. Gli ambienti ultrà sono in fermento, le società hanno le mani legate e a rimetterci sono tutti quegli appassionati che stanno perdendo la pazienza. Avanti di questo passo dove andremo a finire? Tutti seduti davanti alla tv con gli stadi vuoti ed il pubblico dipinto sugli spalti e gli effetti sonori sparati da un computer?

Fabio Gennari

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