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Politica

Regionali: Bossi chiude all’Udc e rilancia la questione dialetti

Di Redazione14 agosto 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il leader della Lega Umberto Bossi

Il leader della Lega Umberto Bossi

PONTE DI LEGNO, — Bye bye Udc, almeno per ora. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi non vuole per il momento che il centrodestra si allei con l’Udc di Pier Ferdinando Casini in vista delle elezioni regionali del prossimo anno. «Lasciamoli dove sono, rompono le balle e basta», ha detto in stile bossiano il capo carismatico dei Lumbard.

«In Padania non abbiamo bisogno dei voti di nessuno. I voti li abbiamo e poi mi domando: con l’Udc siamo sicuri poi di poter governare?» ha proseguito il Senatùr. Sulle candidature alla Regioni: «Formigoni è un amico che si è comportato bene, ma la Lega deve fare un discorso generale. Non c’è solo la Lombardia, ci sono anche le altre regioni in Padania, per cui tutta la partita resta aperta».

Quanto alla questione del dialetto Bossi mantiene le stesse posizioni palesate nei giorni scorsi, anzi le rilancia: «Dovrebbe essere obbligatorio, sono intenzionato a preparare una legge. Se vuole in questi giorni il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini può venire qui a Ponte di Legno a parlarmi. Il dialetto dovrebbe essere insegnato attraverso la musica e le canzoni popolari».

Il Bossi a tutto campo ha parlato anche della crisi economica: «Non credo che il peggio debba ancora arrivare però la ripresa è lenta. La lotta dell’Innse ha pagato, ma ora non si deve dare il via alla lotta di classe. Non è il momento. Oggi gli imprenditori sono poveri disgraziati. Non sono contro gli operai, lavorano anche loro per il bene delle fabbriche».

Sulle gabbie salariali il ministro delle Riforme si è detto convinto che prima della fine dell’estate si debbano incontrare i sindacati per discuterne «ma è più corretto usare il termine salario territorializzato. I lavoratori non arrivano a fine mese, soprattutto al Nord, dove la vita è più cara».

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