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Vittorio Feltri, addio burrascoso a Libero e futuro con l’elmetto (dorato) al Giornale

Di Redazione3 agosto 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Vittorio Feltri

Vittorio Feltri

BERGAMO — L’addio a Libero, raccontano i testimoni, non è stato proprio dei più cordiali. Secondo quanto riportato da Repubblica, il presidente della società editrice del quotidiano, Arnaldo Rossi, l’ha praticamente messo alla porta, dandogli un quarto d’ora di tempo per sgomberare la stanza e restituire cellulare e carta di credito del giornale. Ma a queste cose un personaggio come lui c’è abituato. Stiamo parlando di Vittorio Feltri, il ruvido giornalista bergamasco chiamato a dirigere di nuovo il Giornale, fondato da Indro Montanelli (che, a dire il vero, non lo amava troppo) e di proprietà della famiglia Berlusconi.

Feltri si porta dietro il suo braccio destro Alessandro Sallusti e il direttore generale Gianni Di Giore. Intanto, la direzione di Libero è stata affidata all’ex direttore della Padania, Gianluigi Paragone. Ma la famiglia Angelucci, proprietaria del quotidiano e colta di sorpresa dall’iniziativa di Berlusconi, parla già di “direzione a tempo”, in attesa di una soluzione più gradita.

Certo che è che la scelta di Feltri ha provocato un terremoto nella redazione di Libero. Sono volate parole grosse. Il che non ha spaventato granché il combattivo direttore bergamasco che, dal canto suo, ha fatto spallucce forte dello stipendio principesco che Berlusconi (Silvio attraverso il fratello Paolo) gli avrebbe promesso al Giornale. Si parla di quindici milioni di “buono ingresso” più altri tre l’anno. Oltre a una percentuale sull’incremento delle vendite del quotidiano milanese. Tutte indiscrezioni che finora non hanno trovato conferma e difficilmente la troveranno.

Un po’ più chiaro l’obiettivo politico di Berlusconi. Fare del Giornale la sua bocca di fuoco per contrastare la Repubblica di Ezio Mauro che dall’inizio dell’anno lo sta martellando in maniera ossessiva e particolarmente efficace, diventando la vera forza d’opposizione in Italia.

E chi meglio di un mastino come Feltri poteva assurgere al ruolo? Secondo quanto scrive Giampaolo Pansa, l’arrivo del direttore bergamasco alla guida del Giornale scatenerà una guerra senza quartiere con Repubblica. Pansa prevede una colata di fango da far ricadere sull’editore Carlo De Benedetti, a cui Feltri e i suoi collaboratori andranno certamente a fare le pulci e solo Dio sa cosa troveranno. Nella sfida all’arma bianca verranno coinvolti – ipotizza sempre Pansa – anche il direttore del giornale di centrosinistra Ezio Mauro e il fondatore Eugenio Scalfari. Per poi finire con Daniela Hamaui, direttrice dell’Espresso, il settimanale che ha messo online i nastri registrati dalla D’Addario nelle serate col premier. Prepariamoci all’elmetto.

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