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Fatica e nuovo modulo: l’Atalanta torna a Bergamo dopo il ritiro

Di Redazione2 agosto 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gregucci ha preso in mano le redini della nuova Atalanta

Gregucci ha preso in mano le redini della nuova Atalanta

BERGAMO — Ritiro, si sa, fa rima con sudore, fatica, ricerca degli automatismi e amalgama del gruppo. Calcisticamente parlando, ogni nuova stagione inizia nello stesso modo. Lontano da tutto, spesso in qualche tranquillo centro di montagna, si cerca di mettere la classica benzina nel serbatoio che permette il galoppo per tutta la stagione.

Quella iniziata una ventina di giorni fa per l’Atalanta è la cinquantesima in serie A. Traguardo importante per una società definita più volte la regina delle provinciali, capace di trascorrere praticamente metà della sua vita a combattere contro le migliori compagini nazionali.

Dopo l’addio di Del Neri, si era insediato nell’opinione pubblica un senso generale di preoccupazione ai limiti del catastrofismo.  Osti e Ruggeri, bergamasco acquisito uno e indigeno l’altro, hanno risposto con i fatti spedendo a Brentonico il gruppo praticamente fatto e permettendo a Gregucci di lavorare da subito con quelli che saranno i protagonisti della nuova stagione.

Dal Trentino sono arrivate indicazioni positive. Senza Floccari e con un nuovo tecnico è impensabile non aspettarsi cambiamenti ma la strada sembra quella giusta.

Ci sono state le ripetute, un lavoro fisico importante e spesso prolungato che nella cronaca quotidiana i tifosi quasi mai hanno potuto leggere.

Difficile fornire spunti interessanti raccontando gli sguardi di Doni e compagni al quinto o al sesto chilometro, oppure le sensazioni di Coppola, Consigli e Rossi al termine delle massacranti esercitazioni del nuovo preparatore dei portieri Vaccariello.

La parte più difficile è sicuramente la ricerca degli automatismi e Gregucci da questo punto di vista si è dimostrato saggio. Lo aveva dichiarato ed è stato di parola, non verrà depauperato il bagaglio tattico che il gruppo sul campo ha dimostrato di avere nelle ultime due stagioni. Oltre a quello però il tecnico pugliese ha lavorato sulla sua idea di calcio, con il centrocampo a tre ed un rifinitore alle spalle delle punte.

Quest’ultima soluzione si è vista contro i greci del Salonicco e per giunta senza alcuni attori protagonisti. Doni e Acquafresca sono stati risparmiati, il nuovo modulo però merita di essere riproposto se non altro perchè questa duttilità permette di affrontare le partite senza dogmi indiscutibili e con la possibilità di cambiare in corsa.

Ci sono avversari ed avversari, avremo un’Atalanta ed un’altra Atalanta. Non più Floccari-dipendente ma con diverse alternative, ancora da provare ma sicuramente interessanti.

Altri due aspetti importanti emersi dal ritiro di Brentonico riguardano gli uomini, che ogni domenica indosseranno la maglia nerazzurra. Alla fine del mercato manca un mese, qualcosa forse si muoverà ma c’è un ragazzo che da questa squadra non si deve muovere.

Tiberio Guarente ha impressionato per crescita e continuità. A breve arriveranno in Italia i dirigenti del Liverpool con una borsa piena di quattrini e tanta voglia di fare shopping. Le offerte irrinunciabili sono difficili da ignorare ma questo ragazzo vale un sacco, sia per le sue capacità che per l’importanza all’interno dello scacchiere nerazzurro.

Radovanovic, Layun e Tiboni. Tre nomi che in partenza erano un grosso punto interrogativo, tre ragazzi che hanno convinto e forse resteranno. Sicuri i primi due, il serbo e il messicano sono valide alternative, più difficile l’ex Verona se non altro perchè una squadra in serie B che gli dia continuità è forse meglio di un anno da terzo centravanti.

Nessun infortunio di rilievo, cinque amichevoli senza sconfitte con i nuovi già ben inseriti. Teniamo basso il profilo, i sogni non costano nulla ma da buoni bergamaschi prima si lavora e poi si guardano i risultati.

Cattivi, buoni o splendidi sarà il campo a dirlo. Però c’è grande fiducia e questo non si può nascondere.

Fabio Gennari

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