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Salute

Pillola, arriva la Ru486 fra le polemiche

Di Redazione31 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una confezione di Ru486

Una confezione di Ru486

La Ru486, più nota come pillola abortiva, arriva anche in Italia. Dopo una riunione durata quattro ore, è arrivato ieri in tarda serata il via libera dall’Agenzia italiana del farmaco. Il Consiglio d’amministrazione dell’Aifa ha infatti approvato l’immissione in commercio nel nostro Paese della pillola già commercializzato in diverse altre nazioni.

Nel Cda dell’Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia.

La Ru486 potrà essere utilizzata solo in ambito ospedaliero, così come prevede la legge 194 per le interruzioni volontarie di gravidanza. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana, ovvero quando siamo di fronte a un piccolo essere umano già in formazione.

La pillola, attraverso il suo contenuto di mifepristone, provoca l’interruzione di una gravidanza già in corso. E lo fa agendo direttamente sui recettori del progesterone, ormone necessario a sostenere la crescita dell’embrione fecondato.

La somministrazione viene effettuata entro il periodo che va dal 49esimo al 54esimo giorno di gravidanza. E’ efficace nel 95 per cento dei casi. Ma sull’effettiva sicurezza di questa pillola sono in molti ad avere forti dubbi.

Durissima la reazione del Vaticano. La Chiesa ha minacciato la scomunica per i medici, le donne e tutti coloro che spingono all’impiego di questo tipo di pillole. E le ragioni ci sono tutte. Innanzitutto, dal punto di vista etico l’utilizzo della Ru486 equivale a un aborto volontario, con effetto sicuro, perchÈ qualora il farmaco non funzionasse cíË líobbligo di procedere all’aborto chirurgico.

La seconda motivazione è quella chiaramente espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. “La Ru486 non è totalmente sicura per chi la ingerisce. Ci sono stati 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate da questa pillola”.

Monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, ha detto all’Osservatore Romano che “per Ru486 valgono tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’é inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. La Ru è un veleno letale. una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto”.

Poi un attacco pesantissimo sui motivi che hanno spinto l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta di “pressioni politiche ed economiche”.

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