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Lettere

Sicurezza sul lavoro: nonostante gli incidenti non è cambiato nulla

Di Redazione23 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un ragazzino sul cantiere

Un ragazzino sul cantiere

Egregio Direttore,
Lunedì scorso, durante la mia attività di rappresentante per la sicurezza a livello territoriale, ho visitato alcuni cantieri nella zona dell’alto Sebino bergamasco, più nello specifico i comuni di Riva di Solto e Solto Collina. Questa zona, settimana scorsa, è stata colpita da un nubifragio che per la sua violenza e irruenza, oltre che abbattere alberi e cartelli stradali, ha divelto e scoperchiato parecchi tetti e altri tipi di coperture.

Lungo la strada, non ho potuto fare a meno di notare quanti cantieri si fossero attivati e improvvisati per le opere di rifacimento e ripristino del manto di copertura. Purtroppo in quasi tutte queste realtà risultava lampante che i lavoratori impegnati operassero senza le dovute misure di protezioni atte ad evitare il “famigerato” rischio di caduta dall’alto, sia quelle a carattere collettivo (parapetti, guardia corpo, ponteggi ecc.), che quelle individuali (imbracature di sicurezza, adeguati sistemi d’ancoraggio ecc.).

Per quel che mi compete, dove sono riuscito ho informato e “sottolineato” la gravità della situazione a quanti, anche superficialmente e spavaldamente, stavano operando ad altissimo rischio.

Quella sera stessa sulle televisioni locali e il giorno dopo sui giornali, si sono inseguite immagini di lavoratori che stavano sui tetti in situazioni precarie. In alcuni casi si lodavano le persone che, tipico della popolazione bergamasca, si rimboccavano le maniche e si mettevano immediatamente al lavoro, sottolineando ancora, qualora ve ne fosse bisogno, come l’impianto culturale cui siamo soggetti è sempre ben poco disposto a sottolineare le gravi carenze che in materia di sicurezza popolano ogni momento della nostra vita, e in misura preoccupante quella lavorativa.

Non serve spendere altro fiato prezioso, se ne è già speso troppo e invano, e lo si farà ancora quando (purtroppo succederà) qualcun altro morirà di lavoro, sempre per un “atroce scherzo del destino”. Sindacato e istituzioni hanno le loro colpe, ma faticosamente cercano di fare la loro parte. Però, fa rabbrividire e indignare come i media siano indifferenti in materia di salute e sicurezza e non osino farsi strumento culturale, badando poi bene a non perdere l’esclusiva in seguito ad un infortunio, che se mortale crea più attenzione e audience. Proviamo tutti a darci una mano?

Giovanni Anesa
Rappresentante provinciale
per la sicurezza dei lavoratori
Cisl Bergamo

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