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Lettere Politica

Matteo Rossi (Pd): quel che non mi piace del presidente Pirovano

Di Redazione21 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La sede della Provincia di Bergamo

La sede della Provincia di Bergamo

Egregio direttore,
ho incontrato il presidente Pirovano per la prima volta durante la campagna elettorale per le ultime politiche, un confronto organizzato da alcuni gruppi di giovani di Caravaggio. Mi stupì in quell’occasione una sua netta affermazione per la quale se dei giovani mettevano il piercing al naso la colpa era dei genitori. Ho sempre creduto che così come i capelli lunghi di qualche decennio fa, la moda degli orecchini non fosse certo un segno di devianza sociale, e l’idea di considerarla addirittura una colpa mi fece riflettere su quale fosse l’approccio culturale di fondo: una sorta di dio, patria, famiglia e tradizione in salsa padana e un po’ grossolana. Leggendo la lunga intervista rilasciata da Pirovano a L’eco di Bergamo ritrovo molti aspetti di quella cultura. Il problema è che si tratta delle dichiarazione del presidente della nostra Provincia.

In tema di turismo, una della strade per l’ammodernamento della nostra economia, c’è da sperare che la strategia della provincia non si fermi a qualche sito internet in più o fatto meglio, e che si voglia far conoscere le bellezze della nostra terra un po’ più in là della pianura. Per carità, nulla da togliere a chi si prodiga affinché un bergamasco possa scoprire montagne e laghi che ancora non conosce, ma se la nostra esigenza è quella di superare il format turistico del mordi e fuggi, sarà bene immaginare che da ogni zona di Europa si possa arrivare a Orio al Serio fermandosi almeno una settimana da queste parti prima di procedere lungo il bel Paese. E a questo proposito sarebbe interessante capire quali politiche culturali si hanno in mente. Al di là di limare i costi di qualche mostra, occorrerebbe la voglia di promuovere cultura, sapere, conoscenza, senza pensare che ai bergamaschi non interessi nulla di tutto ciò. Se rimaniamo bloccati all’idea per cui è inutile e superfluo tutto ciò che non è direttamente finalizzato al fare o al produrre qualcosa, che è meglio andare subito al lavoro anziché a scuola, ad esserne penalizzati sarebbero migliaia di giovani e la qualità dello sviluppo dei nostri territori. Pirovano sostiene che non servono uffici che facilitino i Comuni per accedere ai fondi europei, bastano quelli della Regione: sarebbe interessante capire se ad essere coinvolti saranno tutte le amministrazioni locali, al di là del colore, visto che in campagna elettorale si è spesso sentito dire che bisognava votare Lega perché altrimenti la Regione avrebbe bloccato fondi e finanziamenti.

Capitolo centri commerciali: assisteremo ad un Presidente che invita gli operatori a fare lobby e a spartirsi la torta o ad una gestione intelligente del territorio che magari ponga un freno alla grande distribuzione? Questione banda larga: la Provincia farà in modo che i singoli cittadini possano allacciarsi gratuitamente o sposterà tutto sul mercato ottenendo che né le persone né gli enti pubblici e gli ospedali possano usufruirne se non a caro prezzo? Capitolo doppio incarico: non so se possa essere vero che si può fare il parlamentare stando a Roma solo un giorno, di sicuro penso che ci siano diversi deputati di destra e di sinistra che possono rappresentare i nostri interessi nella capitale, e che portarsi a casa più di cinquemila euro al mese per una giornata di lavoro non è né etico né in alcun modo difendibile.

Fa un gran parlare Pirovano di zone d’ombra della passata amministrazione: bene, se farà chiarezza nel mare magnum delle partecipate saremo i primi a congratularci con lui. Lo invitiamo fin d’ora a riferire tempestivamente al consiglio provinciale ciò che avrà scoperto e ciò che intenderà fare, sperando che gli serva un po’ meno di un anno per rendersi conto di come mettere mano a questo problema. Ma il bello, per così dire, arriva alla fine, da ciò che Pirovano pensa dell’immigrazione: “Sono razzista solo con gli approfittatori”, dichiara. Ora, con gli approfittatori si potrebbe essere duri, severi, ma non certo razzisti, perché questo fa pensare che un delinquente padano sia un po’ meno peggio di un ladro di colore. Ma ciò che lascia davvero perplessi è che ci si ferma qui. Razzisti con gli approfittatori, ma con tutti gli altri? Nulla, o meglio, indifferenti.

Indifferenti all’idea che dopo otto o dieci ore di lavoro esistano ancora esseri umani che vogliono costruirsi una vita nel rispetto della legalità. Al massimo, prosegue il Pirovano-pensiero, si potrebbe “mandare qualcuno là, dove hanno saltato mille anni di storia passando dal tam tam al computer”. Ma “là” dove, verrebbe da chiedersi, nelle zone diguerra o in quelle in cui la desertificazione toglie l’acqua ad intere popolazioni? Anche perché “qualcuno che fa qualcosa di serio là”, come dice il Presidente, c’è già, sono i nostri missionari e i tanti volontari laici e cattolici. Siamo curiosi a tal proposito di capire cosa farà il centrodestra e la sua amministrazione in tema di cooperazione internazionale. Non facciamoci illudere dal presunto buon senso del presidente Pirovano. Vedremo se dietro la facciata ci sarà la sostanza. La Lega questa volta non ha alibi, è chiamata alla prova del governo, e alla bergamasca, con le sue complessità e i suoi problemi, servono amministratori capaci e concreti all’altezza delle sfide che abbiamo davanti. Meno presidente e più Provincia, come diceva la Lega in campagna elettorale, e non meno Presidente e meno Provincia.

Matteo Rossi
(consigliere provinciale Pd)

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