iscrizionenewslettergif
Salute

Ai Riuniti Daniel Sargent, luminare dell’oncologia

Di Redazione21 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Da sinistra, Roberto Labianca, Daniel Sargent e Tiziano Barbui

Da sinistra, Roberto Labianca, Daniel Sargent e Tiziano Barbui

Negli ultimi 15 anni sono stati fatti enormi passi avanti nella cura contro il cancro. Ed è merito della ricerca condotta in questi anni in tutto il mondo se oggi conosciamo meglio le patologie oncologiche e se esistono possibilità concrete di cura e di guarigione. Ne è convinto Daniel Sargent, direttore del Cancer Center Statistics e professore di Biostatistica e Oncologia alla Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), che nei giorni scorsi ha tenuto una conferenza agli Ospedali Riuniti sul ruolo della terapia adiuvante nella cura del tumore al colon.

Secondo lo scienziato oggi esiste una concreta possibilità di cura e di guarigione per le migliaia di persone colpite da questa patologia in tutto il mondo. Merito della ricerca e di chi ha fatto della metodologia degli studi clinici la propria vocazione.

Laureato nel 1992,  Sargent oggi è a capo di un team di 50 persone che si occupano di statistica oncologica e di metodologia delle sperimentazioni cliniche. Il loro obiettivo è quello di trovare le risposte ai mille quesiti irrisolti che ancora gravano attorno alle patologie tumorali e di validare nuovi approcci terapeutici attraverso sofisticate analisi statistiche basate sul confronto e lo studio di milioni di dati e di numeri.

Sargent collabora attivamente con i maggiori centri oncologici di tutto il mondo, tra cui gli Ospedali Riuniti di Bergamo. “Sono molto contento che Daniel abbia accettato il nostro invito per questa conferenza, che ritengo molto utile per tutti i professionisti coinvolti nella cura dei tumori: chirurghi, oncologi, biologi, emetologi e data manager – ha commentato Roberto Labianca, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dei Riuniti -. Daniel è il portatore di un valore fondamentale che guida il lavoro clinico e di ricerca che facciamo in questo ospedale: la collaborazione globale, all’unisono tra clinici e statistici, a favore di un lavoro di ricerca indipendente dagli interessi economici”.

“Il suo gruppo  – prosegue Labianca – riunisce, studia e confronta i milioni di dati che vengono raccolti nei trials clinici condotti in tutto il mondo. Quando si mettono insieme molti dati e si studiano con i criteri statistici più adeguati, si arriva a risultati importanti, sia dal punto di vista clinico che di metodologia dello studio. Solo così possiamo andare avanti nella lotta contro il cancro. E così è andata con la terapia adiuvante del tumore del colon”.

Una ricercatrice al lavoro

Una ricercatrice al lavoro

Il tumore al colon rappresenta il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità nei paesi occidentali, dopo quello della mammella nella donna e del polmone nell’uomo. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di tumori di questo tipo, ma parallelamente la mortalità è diminuita. Questo grazie a una migliore informazione, alla diagnosi precoce e ai miglioramenti nel campo della terapia. In particolare la ricerca ha dimostrato che la chemioterapia può svolgere un ruolo fondamentale dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore. È proprio la cosiddetta terapia adiuvante o precauzionale, tema al centro della conferenza tenuta da Sargent ai Riuniti, sotto l’egida dalla Fondazione di ricerca Ospedale maggiore di Bergamo.

Oggetto di studio fin dagli anni Novanta, questo approccio terapeutico parte dal presupposto che le recidive della malattia sono una delle principali cause di morte, come dimostrato da una ricerca dello stesso Sargent. Il suo gruppo ha studiato i dati di oltre 20mia pazienti arruolati in vari studi clinici, dimostrando che la probabilità di recidiva raggiunge il picco dopo un anno dall’intervento chirurgico.

Un’ulteriore analisi su questi dati ha permesso di capire che la terapia adiuvante cura realmente il cancro al colon: riduce infatti drammaticamente il rischio di recidive nei primi 2 anni, rispetto alla sola chirurgia, aumentando anche la sopravvivenza globale. “Attualmente stiamo svolgendo un altro studio indipendente, a livello nazionale, coordinato dal nostro centro, con il supporto metodologico di Daniel – ha concluso Labianca -. L’obiettivo è capire se riducendo a 3 mesi il trattamento chemioterapico post intervento si hanno gli stessi risultati del trattamento solitamente applicato della durata di 6 mesi. Lo studio è finanziato dall’Aifa e in 2 anni abbiamo già reclutato 1.000 pazienti in tutta Italia.

La durata del trattamento è infatti una delle questioni ancora da chiarire della terapia adiuvante.” “Negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati importantissimi nel campo della terapia adiuvante del cancro al colon, come ci ha brillantemente illustrato il professor Sargent – ha commentato Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione di  ricerca Ospedale Maggiore -. Ma ci sono ancora diversi aspetti che vanno valutati attentamente attraverso la ricerca per dare ai pazienti nel minor tempo possibile il migliore e il più efficace dei trattamenti. Il lavoro del professor Sargent dimostra che la ricerca è l’unica arma che abbiamo per capire come dobbiamo muoverci per curare il cancro e offrire la migliore assistenza possibile. È questo il valore che muove la Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore”.

“Interventi come quello del dottor Sargent, occasioni uniche di studio e di confronto, saranno sempre più frequenti – ha commentato Claudio Sileo, Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti -. Perchè questa è la vocazione del nostro ospedale: l’aggiornamento continuo in modo che i nostri pazienti ricevano cure ottimali e condivise con le maggiori istituzioni internazionali. Grazie anche alla nostra Fondazione di ricerca, ci saranno in tempi brevi programmi strutturati di aggiornamento, anche esterni ai tradizionali percorsi formativi Ecm, cui potranno accedere non solo medici ma anche infermieri, tecnici e tutti gli operatori coinvolti nella cura dei pazienti”.


L’esame all’intestino si fa con la videocapsula

Presto la videocapsula da ingoiare potrebbe sostituire la colonscopia La tecnologia compie ogni giorno passi da gigante, anche in campo medico. E ora è ...

Ecco il “navigatore” che aiuta gli interventi chirurgici

Il neuronavigatore è operativo in 7 strutture lombarde E' arrivato, ed è gia operativo anche presso l'ospedale di Cremona, un nuovo strumento tecnologico ...