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Economia

Coldiretti: mobilitazione a difesa dei prodotti italiani

Di Redazione20 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Coldiretti per i prodotti italiani

La Coldiretti per i prodotti italiani

Una mobilitazione senza precedenti chiamata, non a caso, “operazione verità”. E’ quella lanciata dalla Coldiretti per difendere l’agricoltura italiana minacciata dalle importazioni di prodotti che, senza alcuna identità, vengono spacciati come made in Italy anche se di italiano non hanno nulla.

Numerose le iniziative dal valico del Brennero al resto del territorio nazionale che coinvolgeranno anche la Lombardia e la Bergamasca. Nella mattinata di martedì 21 luglio, a Milano davanti alla sede della Regione Lombardia, si terrà un primo presidio che vedrà la presenza anche di oltre 300 agricoltori bergamaschi. Hanno dato sostegno alla mobilitazione della Coldiretti i consiglieri regionali Pietro Macconi, Marcello Raimondi, Carlo Saffioti e Daniele Belotti, l’assessore provinciale all’agricoltura Enrico Piccinelli e il deputato Giovanni Sanga.

La questione denunciata dalla Coldiretti è semplice quanto pesante. In Italia arrivano prodotti agricoli acquistati a prezzi mondiali e poi venduti a “prezzi italiani”, sfruttando il valore aggiunto dell’immagine del vero “made in Italy” agroalimentare. Un meccanismo perverso che sta mettendo in ginocchio tutti i settori della nostra agricoltura: dai bovini ai suini, dal grano all’ortofrutta.

Particolarmente delicata la situazione della zootecnica da latte. Nell’ultimo anno in Italia sono arrivati 1,3 miliardi di chili di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte, di cui circa 15 milioni di chili di caseina. “La grande quantità di sottoprodotti e semilavorati non ben identificati che vengono importati nel nostro Paese e poi venduti come italiani rappresenta un grave problema per la nostra zootecnica da latte”, spiega il presidente della Coldiretti bergamasca Giancarlo Colombi.

Un sistema fasullo e distorto che penalizza i nostri allevatori, per giunta con livelli di sicurezza alimentare tutti da verificare. Il latte e i sottoprodotti arrivano da Germania e Francia, ma anche da Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, e secondo alcune fonti, anche da paesi extraeuropei. Il fenomeno è tutt’altro che contenuto. Oggi per ogni litro di latte prodotto nei nostri allevamenti ce n’è altrettanto importato.

Per questo la Coldiretti chiede di rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine territoriale del latte a lunga conservazione e di quello impiegato per le produzioni casearie. Di rendere obbligatoria l’indicazione nell’etichetta dei formaggi, mozzarelle e latticini di sostanze come cagliate prelavorate utilizzate come ingredienti nonché la loro origine territoriale. Di vietare l’uso di caseine, caseinati e proteine concentrate del latte nella fabbricazione dei formaggi. Di rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte estero. Di creare le condizioni affinché si utilizzino prodotti locali da parte di mense scolastiche, degli ospedali e nella ristorazione pubblica. Di riconoscere punti vendita diretta Campagna Amica quali elementi di concorrenza delle modalità distributive. E infine di creare uno spazio tutto dedicato ai prodotti nazionale nei supermercati.

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